La città giusta sa includere
Chiesa

Pubblicato il

21 Aprile 2023

La città giusta sa includere

Il cardinale Matteo Zuppi è intervenuto a Formigine in un confronto sulle Case di lavoro e sulle opportunità per chi ha terminato la reclusione.

di Estefano Tamburrini

 

“È sull’attenzione agli scartati che la Chiesa deve concentrare i propri sforzi”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi a margine dell’incontro Dal carcere al carcere tenutosi giovedì 13 aprile all’Auditorium Spira Mirabilis di Formigine. “Perché, a un certo punto, chi scarta viene scartato – prosegue Zuppi -. È facile pensare che il problema siano sempre gli altri, ma siamo tutti fragili”. Secondo il presidente della Cei: “Le cause che determinano lo scarto e l’emarginazione si rivoltano facilmente su chi pensa di usarle contro gli altri o di restare indifferente, pensando che non vi sia niente da fare. Invece si può fare molto – commenta Zuppi, toccando l’argomenalla to delle Case di lavoro -: l’inclusione è possibile laddove il territorio promuove attività lavorative che riconoscano la dignità della persona, rendendola più consapevole delle proprie capacità. Si tratta – aggiunge Zuppi – di trasformare il periodo della pena in un tempo di riparazione. Perché la giustizia non può definirsi tale se non ripara.

Deve farci riflettere l’esistenza di persone rimangono recluse dopo aver concluso il periodo della pena. È qualcosa che va rivisto – dichiara il cardinale, riferendosi ai 300 internati reclusi nella penisola – Sono gli strumenti di inclusione a rendere più sicura l’intera società. Occorre pertanto dare fiducia a chi si trova nella fragilità”. Il confronto all’Auditorium di Formigine ha evidenziato la correlazione tra povertà e reclusione: legame che ostacola la funzione rieducativa della pena. Ne hanno parlato, oltre al cardinale Zuppi, l’avvocato penalista Tatiana Boni, Fedora Matini, già funzionario giuridico pedagogico presso il Ministero di giustizia e Francesco De Vanna, membro del Centro di ricerca interdipartimentale su discriminazione e vulnerabilità (Crid) dell’Unimore. L’incontro è stato introdotto da Maria Costi, sindaco di Formigine, e moderato da Roberta Elmi, volontaria dell’associazione Carcere – città Odv. “Com’è possibile che, in un Paese civile, delle persone che hanno compiuto un percorso rieducativo si trovino, ancora, private di libertà?

Le riforme hanno sfiorato, a malapena, questa norma ma non ne è stata prevista l’abrogazione” ha dichiarato Maria Costi. “Di norma spiega Tatiana Boni – al termine del periodo di misura detentiva si valuta, in udienza, la pericolosità sociale del detenuto. Il problema sono i criteri – spiega Boni – che riguardano il lavoro e la casa, oltre all’acquisizione di un permesso di soggiorno nel caso degli stranieri. In sostanza, la persona detenuta deve aver trovato casa e lavoro per non essere considerata socialmente pericolosa”. Tali criteri sono base di un problema semantico: si confonde la fragilità con la pericolosità. Problema che, per Fedora Matini, rafforza “un’ingiustizia sociale di base che ostacola il lavoro giuridico”. “Dovremmo chiederci – sottolinea Matini, interpellando gli uditori -: si è poveri o pericolosi? oppure si è pericolosi in quanto poveri?”.

Secondo De Vanna: “Siamo chiamati ad affrontare la stratificazione sociale che grava sulla pena, condizionandone l’esecuzione. È facile parlare di vulnerabilità, ma è più difficile porsi in ascolto e dare voce alle persone fragili. Il concetto di pericolosità sociale – commenta De Vanna – è una contraddizione che stride con gli articoli 25 e 27 della costituzione, che dispongono la finalità rieducativa della pena”.

A confermarlo la testimonianza di Marco, ex-internato, che ha preso parola durante l’incontro: “Dopo un anno di Casa di lavoro, in udienza, mi è stato assegnato un altro anno di reclusione. Mi ritengo fortunato perché qualcuno mi ha dato fiducia: e questo mi ha aiutato a riprendere la mia vita in mano. Ma cosa sarà degli altri che, dopo aver scontato la pena, sono ancora reclusi? Quando, e come, verranno reinseriti nella società?”.

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