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Pubblicato il Luglio 2, 2023

Diario missionario dal Madagascar /5

Nella rubrica “Diario missionario dal Madagascar” gli appunti di viaggio quotidiani inviati da don Antonio Dotti, direttore del Centro Missionario di Carpi, che in questi giorni accompagna il vescovo Erio Castellucci nella visita pastorale sull’“isola rossa”, insieme a Francesco Panigadi, direttore del Centro Missionario di Modena

Don Antonio Dotti con alle spalle il murale nel reparto di Pediatria

 

In questi giorni (26 giugno-7 luglio) il vescovo Erio Castellucci si trova in Madagascar per una visita pastorale accompagnato da don Antonio Dotti, direttore del Centro Missionario di Carpi, e Francesco Panigadi, direttore del Centro Missionario di Modena.

In questa rubrica pubblichiamo gli appunti di viaggio quotidiani inviati da don Antonio Dotti.

Giorno 6

La mattina si è aperta con un blocco della corrente. Questo mi ha richiamato ad essere essenziale nell’uso di acqua e luce. Magari anche quando sarò a casa.

Il percorso di visita dell’ospedale di Ampasimanjeva con Cecilia Pellicciari si rivela una testimonianza appassionata della vita di questa dirigente Ausl per dare speranza agli ultimi, con competenza e tenacia. Ricapitolo qualcosa di tutto quanto ci ha spiegato, solo perché si colga qualcuno dei miracoli che si realizzano qui quotidianamente e cosa possiamo imparare dai medici malgasci. Ringrazio Alex per l’aiuto a raccogliere le idee.

Abbiamo incontrato il consiglio dell’ospedale. Dopo la morte del dott. Martin il capomedico è un ragazzo di una trentina di anni, il dottor Charels’Son. Il medico chirurgo invece è una donna, la dottoressa Hortense, che è qui da 40 anni. Adesso è in pensione ma lavora lo stesso. Responsabile del personale è il dottor Bedel, che si è presentato come un discepolo del nostro caro Luciano Lanzoni.

Le diocesi di Modena e Reggio, con l’8×1000 Cei, stanno portando avanti il progetto “Ero malato”, che ha diversi obiettivi.

Anzitutto creare bagni nelle sale operatorie, creare un percorso per migliorare la logistica e garantire rifornimento, viabilità e sicurezza per spostare i malati dopo le operazioni (finora li spostano con una barella a mano).

Il distretto serve 1 milione di persone, nel periodo di calma svolge 200 visite al giorno, nel periodo intenso anche 500.

Si fanno solo le operazioni base con solo anestesia locale e con quello che si ha e che la maggior parte delle volte basta.

Il progetto prevede anche un inceneritore e però, come in Italia, anche qui tutti ne lamentano la necessità ma nessuno lo vuole vicino a casa sua.

Il progetto prevede anche una cucina a disposizione delle famiglie dei degenti, per alleggerire la spesa dei familiari che seguono il proprio caro malato. È più alta la spesa della permanenza lontano da casa e lavoro che quella per le cure mediche.

Il progetto prevede anche percorsi di formazione. Ora che il personale dell’ospedale è stabile, si può fare. Finora (dagli anni ’50!) la vita dell’ospedale si era retta sull’apporto di turnisti (molti dalle nostre terre).

Il progetto prevede anche uno sportello sociale in particolare con il sostegno della figura dell’infermiere di comunità. Sulla diffusione questa figura, che qui coinvolge i catechisti dei villaggi, perché sono le persone più istruite, pioniere è stato proprio il nostro missionario Lanzoni. Ed è bellissimo che venga ricordato per questo.

Solo adesso questo protocollo inizia ad essere replicato in diverso modo ma con medesimo concetto anche in Italia, in sostituzione agli attuali medici di base (sarà una figura ponte tra medico di famiglia e utente, una sorta di infermiere che faccia da riferimento nella comunità di provenienza del malato). In questo il Madagascar si è rivelato all’avanguardia.

Abbiamo visitato anche la degenza pediatrica, ed è stata per me gioia grande vedere il murales realizzato l’anno scorso dalle nostre Sara Prandi, su idea di Camilla Lugli. Con l’aiuto delle altre volontarie missionarie di Modena e Reggio. Confermo quello che raccontava alla cena missionaria dello scorso ottobre: guardando quei disegni e quei colori, i bambini guariranno prima perché si ritrovano in un ambiente che trasmette gioia.

Un’altra caratteristica della sanità qui realizzata è la catena delle diagnosi. Come procedimento si escludono subito le malattie più gravi (malaria cerebrale e poi la tubercolosi) per poi andare a scemare. Al contrario rispetto al nostro standard, dove si parte sempre dalla più comune per poi eventualmente diagnosticare la più specifica (con enormi rischi di perdita di tempo).

Ed ora una serie di informazioni che ci sono state rivelate, che normalmente non troviamo sulla stampa ma che aprono gli occhi sulla realtà di questo paese.

Il Madagascar è uno di quei paesi dove i finanziamenti dell’Oms arrivano più numerosi se non si dichiara la presenza dell’Aids, quindi i dati reali vengono occultati. Sicuramente ce ne sono di questi malati, perché i medici ne riscontrano i sintomi.

Esiste un virus, il bilarziosi, che entra dalla cute anche integra sopratutto dai piedi e si trova in alcune conchiglie presente in alcuni fiumi del paese. I locali spesso sanno dove fare il bagno, gli occidentali no. Qui è una piaga sociale, e arriva a provocare anche infezioni polmonari.

In Madagascar tutti i bambini fin da piccoli vengono circoncisi. Non per motivi religiosi ma per motivi di igiene.

Quest’anno i medici hanno riscontrato 8 casi di lebbra presenti tra i pazienti, anche se la malattia in Madagascar è stata dichiarata ufficialmente debellata.

L’anno scorso sono morti tanti bambini di morbillo.

Il protocollo per vincere la tubercolosi è ancora quello ideato dalla missionaria martire in Somalia Annalena Tonelli: almeno 6 mesi di terapia. Spesso invece il paziente preferisce farla per un periodo più breve, ma così rafforza la malattia anziché sconfiggerla.

La Farmacia di questo ospedale ha un deposito-magazzino gestito da un operatore che, tramite un server particolare, viene controllato anche dall’italia. Per rendere massimamente efficiente il reperimento e la distribuzione dei farmaci.

Il Madagascar ha un tasso altissimo di suicidi, e soprattutto per delusione in amore. Dagli anni ’70 ci sono molte ricerche su questo. Qui in ospedalehanno quindi un sacco di malati psichiatrici ma lo stato riconosce poco questo tipo di malattie.

Lo stato, che ha il ministero “della sanità e della pianificazione delle nascite”, non finanzia in nulla la sanità tranne che la procedura di aborto. Soprattutto attraverso l’accesso gratuito ed imposto di una puntura sottocutanea che ha un’efficacia sulla donna anche di 6 anni. Il paese oggi soffre di conseguenza di un problema enorme di sterilità femminile.

In Madagaskar poi è molto attiva un azienda inglese, la Marystop (che risulta essere stata fondata l’8 dicembre e ha i colori dello stemma in bianco e blu, come l’Immacolata!) e persegue la diffusione di operazioni di chiusure delle tube nelle donne e di accesso libero e gratuito agli anticoncezionali.

Tutte le confessioni cristiane insieme stanno cercando di lottare contro questa imposizione dello Stato sul controllo delle nascite. Le tre chiese (cattolica, protestante, anglicana) hanno creato un organismo di unione che ha già pubblicato documenti importanti. Questa voce ha più peso in Madagascar della sola nunziatura o della conferenza episcopale.

In Madagascar hanno riscontrato molti problemi di ipertensione e di diabete. Il motivo è il menù per lo più a base di banane, riso e, per dare sapore al riso, di quella specie di dado molto salato che viene utilizzato.

A pranzo abbiamo avuto sotto gli occhi l’esempio del vescovo Erio nel servizio di apparecchiamento e lavaggio piatti dopo il pasto.

Nel pomeriggio poi abbiamo vissuto la bella messa in malgascio ed in italiano, per tutti gli operatori sanitari, ricca di canti e di balli (da parte delle stesse infermiere dei vari reparti!).

Questo in sintesi il bellissimo pensiero di don Erio per loro, nell’omelia: “rinunciare ai propri cari significa diventare capaci di amare andando oltre la cerchia della propria famiglia. Gesù dice che è in gioco la vita eterna. Addirittura un bicchiere d’acqua dato avrà questa ricompensa. Voi ogni giorno qui date molto di più in termini di tempo, attenzioni, cure, competenze. Gesù dice che state accogliendo lui e io vi dico grazie! (in malgascio, “soccia”)”.

5- continua

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