La Germania ha legalizzato uso e coltivazione della cannabis. Ma è davvero conquista di civiltà?
In punta di spillo

Pubblicato il

6 Marzo 2024

La Germania ha legalizzato uso e coltivazione della cannabis. Ma è davvero conquista di civiltà?

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani

L’avevano promesso alle elezioni del 2021. Se i cittadini avessero concesso loro la fiducia, tempo al tempo, la cannabis sarebbe stata sdoganata, rendendone libera la coltivazione e il consumo. Promessa mantenuta. A dare concretezza a tanto stupefacente promessa sono stati il Partito Socialdemocratico, i Verdi e il Partito delle Libertà, ora al governo in Germania.

Dal primo aprile prossimo, ogni cittadino tedesco potrà coltivare in casa, al massimo, tre piante di cannabis (che se poi ne scappa qualcuna in più non è il caso di farne un dramma). Inoltre tutti i cittadini maggiorenni, soprattutto se sprovvisti di un orto da balcone, potranno acquistarne 25grammi per volta, fino ad un massimo di 50 in un mese. Sono previsti anche degli spacci di produzione e approvvigionamento, che vengono chiamati Club, dove possono iscriversi al massimo 500 persone, le quali potranno incontrarsi, procurarsi la roba e vivere serenamente liberi di “rollare”, magari in compagnia. Nei giorni scorsi ho sentito l’esultanza di tanta parte politica di casa nostra salutare la Germania, con invidiosa simpatia, vedendo in questa scelta una nuova conquista sociale. E giusto per sorridere, mi aspetto la benedicente esultanza di Ornella Vanoni, la simpatica cantante nonagenaria che, dai programmi di Fabio Fazio, non cessa di raccontarci come lei da sempre, alla tisana serale, lei preferisca rollarsi una canna, l’unica a suo dire che la riconcili con la vita e con il sonno.

A favore della legalizzazione della cannabis, va detto che il commento più pelosamente ipocrita, è che, attraverso il controllo di Stato, finirebbero gli affari della malavita. A parte il fatto che il giro sporco che muove giri milionari si fa con la cocaina, l’eroina e tutto il mondo devastante delle droghe sintetiche, è in malafede o da ingenui pensare che legalizzare la cannabis porti al controllo del malaffare. Siamo sicuri che, a fronte dei 50 grammi mensili consentiti per legge, non cresca un mercato nero sommerso dove puoi acquistare tutta la roba che vuoi? È come essere tanto sprovveduti da credere che solo gli adulti ne faranno uso, quando sappiamo che sono proprio i ragazzi i primi consumatori?

Se questi sono i ragionamenti a favore della legalizzazione, l’altra faccia della medaglia ci riporta scenari ben più inquietanti. Un recente studio di psichiatri americani, pubblicato su importanti riviste scientifiche, riferisce dei danni derivanti dal fumo della cannabis, soprattutto nei ragazzi quando il loro cervello è ancora in fase evolutiva, cioè fino ai 22 anni. Su quanti ne hanno fatto uso in età giovanile, si è rilevata scientificamente una riduzione del quoziente di intelligenza di circa 8 punti in meno, rispetto al potenziale di partenza, con tutte le conseguenze prevedibili sul piano dell’apprendimento e del comportamento. Conseguenze analoghe si sono registrate nei figli di donne che hanno fatto uso di cannabis durante la gravidanza. Senza dimenticare, come ci allertano gli esperti della mente, che il senso del piacere è regolato da una parte del cervello che porta, inconsciamente, a reclamare dosi sempre più massicce di “roba” che lo faccia star bene. Con il risultato, evidente in non poche situazioni che, dalla canna, si passa facilmente a droghe più pesanti. Un amico ha detto che a fronte della paura della guerra che ci alita intorno, bisognerebbe avere il coraggio di denunciare anche queste guerre, cercando di guardarle in faccia, senza barattarle come conquiste di civiltà. Ma non facciamoci illusioni.

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