La pace inizia da noi
Canalchiaro 149

Pubblicato il

20 Marzo 2024

La pace inizia da noi

Verso la Pasqua: riflessioni a partire dalle prime parole del Risorto ai discepoli

di Christian Makangi Eduwe, seminarista

Nel periodo natalizio ha riecheggiato nelle nostre chiese il canto degli Angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14) e nel tempo pasquale, risuonano le prime parole del Risorto ai suoi discepoli: “Pace a voi!” (Gv 20,21). Ma guardando a questi ultimi anni segnati da vari eventi bellici nel mondo, viene spontaneo chiedersi se queste parole di Gesù sono un semplice saluto, un augurio impossibile da realizzare o un pacifismo utopico, perché ovunque si guardi, lo spettacolo è di morte, sangue, lacrime, odio e violenza.

Stiamo assistendo a un collasso. L’ordine mondiale si sta disfacendo sotto i nostri occhi: vengono disattesi gli accordi di Minsk sull’Ucraina; di Oslo sulla Terra Santa e altri. Ci sono, poi, le tensioni globali, i conflitti regionali e le crisi ambientali che ci ricordano l’urgenza di agire. A ciò si aggiungono una moltitudine di crisi silenziose, conflitti asimmetrici, guerre per procura, spesso ignorati, che richiedono ugualmente, la nostra attenzione: le lotte per i diritti umani e le libertà fondamentali, la giustizia sociale e l’equità ambientale. La pace è costantemente minacciata.

Ciononostante, penso che dietro le attuali agitazioni nelle Relazioni Internazionali, si celi, comunque, un barlume di speranza, alimentato dalla resilienza umana e dall’aspirazione universale alla pace. Evidentemente, la sfida della pace richiede coraggio, impegno costante e una visione condivisa. In un contesto globale così complesso il ruolo di ogni individuo diventa cruciale. La pace, infatti, non dipende solo dalle azioni diplomatiche dei governi e delle organizzazioni sovranazionali, ma anche dall’impegno di ciascuno di noi. Il credente sa – o almeno dovrebbe sapere – che mobilitarsi per la pace e pregare per essa, partecipa dell’unico impegno di pace: quello di Dio. Shalom è da un lato un dono di Dio, dall’altro, uno strumento nelle nostre mani.

In un contesto geopolitico segnato da una perdurante instabilità, ognuno di noi è chiamato ad essere operatore di pace attraverso le proprie azioni e scelte; attraverso la preghiera personale e comunitaria. Al livello macro, favorire la pace consiste nel fare le giuste scelte dei nuovi modelli di vita e di sviluppo, cioè quelle strutturali. Anche noi seminaristi, oltre alla preghiera quotidiana per la pace, ci interroghiamo sulla missione della Chiesa in questo contesto geopolitico e sull’apporto della teologia alla costruzione della pace.

Nello studio della teologia, la pace ha acquisito una certa importanza, soprattutto nell’ultimo secolo. Oggi, con gli strumenti di studio che le sono propri, la teologia affronta il tema della pace come elemento di fondamentale importanza per il cristianesimo, attenzionando ciò che si muove nell’uomo, il suo rapporto con i suoi simili e con la realtà circostante. Essa si oppone ad ogni tentativo di giustificare la guerra.

Davanti alle guerre moderne, il magistero pontificio, da papa Benedetto XV in poi, ha avuto una posizione sempre più chiara e ne ha espresso una totale condanna. Le encicliche Pacem Dei munus pulcherrimum di Benedetto XV, Pacem in terris di Giovanni XXIII e Fratelli tutti di Francesco, nonché il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune di Abu Dhabi, sottoscritto da Papa Francesco e dal’Imam Ahmad Al-Tayyeb ne sono la prova evidente. La pace, dunque, non può continuare ad esistere senza il contributo effettivo di ciascuno di noi.

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