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Speciale Patroni
Pubblicato il Marzo 22, 2024

22 marzo, Santa Lea

La matrona romana al servizio dei poveri

Il nome Lea ha origine dal latino e significa “leonessa”. Questa è la storia di una giovane donna nobile, vedova di un ricco patrizio. Siamo nella Roma del IV secolo. L’impero è impegnato a combattere contro gli invasori che arrivano dal Nord e dall’Est. Lea vive in un palazzo prestigioso. Ha tanti servi alle sue dipendenze e indossa gioielli e vestiti all’ultima moda. Vive nell’abbondanza, al caldo, ha tanto cibo a disposizione. Potrebbe risposarsi con un Romano ricco e illustre oppure rimanere sola, libera da legami, libera di divertirsi e di fare quello che le pare. La matrona romana rinuncia a tutto questo provocando clamore, critiche e sconcerto. C’è chi la giudica pazza. La giovane vedova si toglie i comodi ed eleganti indumenti e si veste poveramente. Per Lea, nella vita, il denaro non è importante. La donna si sente chiamata ad una missione: seguire il Cristianesimo, il Vangelo, aiutare il prossimo, i poveri, gli ammalati. Lea diventa amica di Santa Marcella, un’altra nobildonna vedova che ha riunito un gruppo di patrizie romane. Esse vivono tutte assieme in una casa sull’Aventino, come se fosse un monastero, in povertà, proprio come i derelitti che aiutano.

Leggono le Sacre Scritture, pregano e si poco perché vogliono condividere tutto con i poveri, anche le ristrettezze. A Lea viene affidato il compito di istruire le ragazze a vivere il Vangelo. La sua stessa vita diventa l’esempio per le altre fanciulle. Più con i fatti che con le parole Lea indica alle sue discepole la strada che conduce alla santità. La riservatezza e l’isolamento caratterizzano il comportamento della vedova, di cui si hanno notizie solo grazie agli scritti lasciati da San Girolamo, suo contemporaneo. Lea è umile, non si vanta del bene fatto, non cerca lodi e celebrità. Aspira alla salvezza della sua anima, a fare la volontà del Signore, a fare dono di se stessa a chi è nel bisogno, lavorando duracibano mente, tutto il giorno. A Lea per essere felice bastano il sorriso di un bimbo affamato, il grazie di un vecchietto abbandonato per strada, lo sguardo riconoscente di un ammalato, una mano tesa che non se ne va a mani vuote. Lea muore nel 384 a Ostia (Roma). È patrona delle vedove. (tratto da “Santi e Beati”).

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