Prospettive
Etica della vita
Pubblicato il Giugno 5, 2024

Prospettive per gli xenotrapianti

Etica della vita, una rubrica di Gabriele Semprebon

Si definisce xenotrapianto il tipo di trapianto effettuato sull’uomo da donatori diversi dall’uomo. Questo tipo di intervento è estremamente interessante, soprattutto in un contesto di povertà di organi da donare, anche se gli interrogativi, sia etici che scientifici, sono tanti. Quest’anno a Boston, un rene di maiale geneticamente modificato (reso geneticamente il più affine possibile all’organismo umano per scongiurare il cosiddetto rigetto) è stato impiantato in un uomo affetto da una malattia renale terminale. Questa procedura è veramente all’avanguardia, in quanto, in passato, questo tipo di prassi era stata applicata solo su persone in morte cerebrale. Il signor Richard Slayman aveva già ricevuto, anni fa, un impianto di organo da umano ma purtroppo era stato rigettato.

Ritornato alla dialisi le sue condizioni erano diventate pessime, con gravi compromissioni vascolari e una spettanza di vita che non superava i sei anni. Tanto per dare un’idea su quanto questa tecnica, se validata, potrebbe dare risultati sorprendenti, si pensi che sono oltre 800.000 gli americani che soffrono di insufficienza renale e necessitano di dialisi (procedura che filtra le tossine dal sangue). Oltre 100.000 persona ammalate sono in lista d’attesa per ricevere un rene trapiantato da un donatore umano vivo o morto. Inoltre, decine di milioni di americani soffrono di malattie renali croniche, che possono portare a insufficienza d’organo. “Se i reni di animali geneticamente modificati potessero essere trapiantati su larga scala, la dialisi diventerebbe obsoleta”, ha affermato al New York Times il dottor Leonardo V. Riella, direttore medico per i trapianti di rene al Mass. General Hospital.

Ovviamente deve passare un congruo periodo di tempo e un monitoraggio stretto per capire i benefici, i rischi e le complicanze di un intervento di questo genere. Sicuramente se, nell’andare del tempo, le cose vanno come ci si aspetta che vadano o, meglio, come si spera che vadano, questa potrebbe veramente essere una strategia risolutrice per diverse insufficienze renali a fronte di una scarsa ricchezza di organi umani da impiantare. Questa modalità potrebbe addirittura soppiantare la noiosa e pesante dialisi. Attraverso un’accurata messa a punto della tecnica e un’adeguata riflessione etica non dovrebbero esserci grossi problemi per far diventare prassi consueta gli xenotrapianti.

La dottoressa Ragazzoni interviene sul futuro della Radioterapia di Carpi
Leggo con attenzione il dibattito sul destino della Radioterapia a Carpi. Ne sono profondamente coinvolta in quanto (per motivi facilmente immaginabili) sono stata recentemente curata all’interno della Breast Unit di Carpi (Unità di cura del tumore alla mammella). Tutto il servizio è un’eccellenza certificata: l’equipe multidisciplinare diretta dalla dottoressa Katia Cagossi ha ricevuto l’attestato di qualità europea della società scientifica EUSOMA per sei anni consecutivi. Il team di auditori ha apprezzato la dedizione del personale nel creare un centro senologico di prima classe; tra gli aspetti particolarmente apprezzati sono stati: l’integrazione tra i professionisti coinvolti, il fondamentale supporto del personale infermieristico, la presa in carico totale di ogni paziente, l’attenzione particolare alla qualità della vita e il tasso di sopravvivenza a 5 anni del 93,5%. Vorrei aggiungere anche la totale sburocratizzazione del percorso diagnostico-terapeutico…non devi mai preoccuparti di prendere un appuntamento, tutto è gestito internamente anche tra professionisti di discipline diverse (psicologi, fisioterapisti, cardiologi, radiologi etc.). Abbiamo quindi un tesoro prezioso e all’interno della Breast Unit, l’unità di radioterapia è un’eccellenza nell’eccellenza. Ho apprezzato gli spazi moderni e luminosi, la ricchezza in opere d’arte, la cura dei particolari: musica in sottofondo, angolo biblioteca etc. Il personale medico e infermieristico è sempre discretamente presente, ti accompagna, ti informa, ascolta le tue richieste e ti viene incontro. La seduta di terapia dura pochi minuti ma accuratamente preparati in tutti i dettagli: è rispettosa della riservatezza del paziente, ha strumentazioni all’avanguardia e operatori sempre sorridenti. Tutto ciò non è casuale: è frutto di una COMUNITA’ che lo ha voluto, sostenuto economicamente, gestito nel tempo e sempre continuamente rafforzato e rinnovato. Nel corridoio di accesso dal parcheggio (altra attenzione importante: si può accedere dal parcheggio dipendenti direttamente in reparto senza entrare in Ospedale) ci sono due manifesti. In essi sono elencati tutti i gruppi, aziende, associazioni, banche che lo hanno sostenuto nella realizzazione. Non possiamo permettere che vada perduto il frutto di chi ci ha preceduto, a partire dal dottor Carlo Carapezzi cui è intitolato il reparto). Carpi non lo merita. Annalena Ragazzoni medico di medicina generale e presidente Gafa Leggo con attenzione il dibattito sul destino della Radioterapia a Carpi. Ne sono profondamente coinvolta in quanto (per motivi facilmente immaginabili) sono stata recentemente curata all’interno della Breast Unit di Carpi (Unità di cura del tumore alla mammella). Tutto il servizio è un’eccellenza certificata: l’equipe multidisciplinare diretta dalla dottoressa Katia Cagossi ha ricevuto l’attestato di qualità europea della società scientifica EUSOMA per sei anni consecutivi. Il team di auditori ha apprezzato la dedizione del personale nel creare un centro senologico di prima classe; tra gli aspetti particolarmente apprezzati sono stati: l’integrazione tra i professionisti coinvolti, il fondamentale supporto del personale infermieristico, la presa in carico totale di ogni paziente, l’attenzione particolare alla qualità della vita e il tasso di sopravvivenza a 5 anni del 93,5%. Vorrei aggiungere anche la totale sburocratizzazione del percorso diagnostico-terapeutico…non devi mai preoccuparti di prendere un appuntamento, tutto è gestito internamente anche tra professionisti di discipline diverse (psicologi, fisioterapisti, cardiologi, radiologi etc.). Abbiamo quindi un tesoro prezioso e all’interno della Breast Unit, l’unità di radioterapia è un’eccellenza nell’eccellenza. Ho apprezzato gli spazi moderni e luminosi, la ricchezza in opere d’arte, la cura dei particolari: musica in sottofondo, angolo biblioteca etc. Il personale medico e infermieristico è sempre discretamente presente, ti accompagna, ti informa, ascolta le tue richieste e ti viene incontro. La seduta di terapia dura pochi minuti ma accuratamente preparati in tutti i dettagli: è rispettosa della riservatezza del paziente, ha strumentazioni all’avanguardia e operatori sempre sorridenti. Tutto ciò non è casuale: è frutto di una COMUNITA’ che lo ha voluto, sostenuto economicamente, gestito nel tempo e sempre continuamente rafforzato e rinnovato. Nel corridoio di accesso dal parcheggio (altra attenzione importante: si può accedere dal parcheggio dipendenti direttamente in reparto senza entrare in Ospedale) ci sono due manifesti. In essi sono elencati tutti i gruppi, aziende, associazioni, banche che lo hanno sostenuto nella realizzazione. Non possiamo permettere che vada perduto il frutto di chi ci ha preceduto, a partire dal dottor Carlo Carapezzi cui è intitolato il reparto). Carpi non lo merita. Annalena Ragazzoni medico di medicina generale e presidente Gafa "Abbiamo un tesoro prezioso e all’interno della Breast Unit, l’unità di radioterapia è un’eccellenza nell’eccellenza. Va salvaguardata"
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