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Attualità, Chiesa, Editoriali
Pubblicato il Ottobre 2, 2024
Editoriale

Sono a casa ed è festa

Il 24 settembre il Signore ha chiamato a Sè il vescovo emerito Elio Tinti. Grande partecipazione e numerosi attestati di affetto ad esprimere la gratitudine dell’intera comunità diocesana

“Sono giunto a casa… È quindi festa, festa grande perché ho raggiunto la Patria Celeste”. Così il vescovo Elio Tinti ha scritto nei brevi “appunti spirituali” letti nel corso delle celebrazioni esequiali a Bologna e a Carpi. Una vera e propria professione di fede, tanto essenziale quanto solida.

È festa lassù ma anche quaggiù, la festa commossa, colma di gratitudine della sua “sposa”, la chiesa di Carpi, che per undici anni ha amato senza misura, donandosi tutto a tutti. Con “cordialità” e “vicinanza” come ha ricordato il vescovo Erio nell’omelia sintetizzando i tratti di più rilevanti della sua persona. “Uno di noi”: mi hanno colpito, ma non sorpreso, alcune reazioni cariche di affetto alla notizia della morte di monsignor Tinti. “Uno di noi” perché dentro la vita delle città, dentro le storie gioiose e tristi delle famiglie, dentro le fatiche e gratificazioni pastorali delle comunità e dei sacerdoti. “Uno di noi” anche per la “famiglia” di Notizie, sempre parole di stima e incoraggiamento, anche dopo il ritorno nella sua Bologna rimase un nostro grande sostenitore. Sono stati, anche per me, anni speciali, di intensa collaborazione, di dialoghi quasi settimanali, di confronto continuo su temi e fatti, dentro e fuori la chiesa. Una paternità agita con “cuore grande e polso fermo”, come amava dire riferendosi alle sue esperienze di educatore.

Ci sarà il tempo di raccogliere testimonianze e di guardare all’episcopato Tinti con occhi più neutri e distaccati rispetto all’emozione del momento. Ora il vescovo Elio è tornato, come desiderava, nella sua Cattedrale per essere, per sempre, “pavimento” per i fratelli, come già avvenuto per i suoi predecessori: “Vuoi essere qui il Pavimento su cui camminano gli altri… per giungere là dove guidi i loro passi…”.

Luigi Lamma

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