Si
Chiesa, Editoriali
Pubblicato il Ottobre 9, 2024
Editoriale

Si riaccende il dibattito sull’aborto

Fermezza sui principi e necessità del confronto

di Luigi Lamma

È in corso di svolgimento a livello internazionale e in varie città italiane, tra cui Modena, fino al 3 novembre, l’iniziativa “40 giorni per la vita” che prevede la presenza degli aderenti davanti agli ospedali dove si praticano gli aborti. Il sit-in con cartelli, rosari e immagini sacre posizionato sulla strada che porta all’ingresso del Policlinico di Modena non è passato inosservato e fin da subito ha suscitato vibranti proteste, acuite dal clima pre-elettorale, di una parte dell’associazionismo e di alcuni partiti di cui si è fatto portavoce anche il sindaco Massimo Mezzetti.

Allargando lo sguardo il tema aborto è emerso anche nel recente viaggio del Papa in Belgio soprattutto a seguito delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti sull’aereo nel viaggio di ritorno: “Le donne hanno diritto alla vita: alla vita loro, alla vita dei figli”, ha osservato Francesco, secondo quanto riferisce Vatican news: “Non dimentichiamo di dire questo: un aborto è un omicidio. La scienza ti dice che al mese del concepimento ci sono già tutti gli organi … Si uccide un essere umano. E i medici che si prestano a questo sono – permettimi la parola – sicari. Sono dei sicari. E su questo non si può discutere. Si uccide una vita umana. E le donne hanno il diritto di proteggere la vita”. L’esempio citato dal Papa è stato quello di Re Baldovino, che per il Papa “è stato un coraggioso perché davanti a una legge di morte, lui non ha firmato e si è dimesso…Ci vuole coraggio. Anche lui con questo ha dato un messaggio e anche lui l’ha fatto perché era un santo. Quell’uomo è santo e il processo di beatificazione andrà avanti, perché mi ha dato prova di questo”.

È in questo clima che assume rilievo la vicenda modenese, anche in riferimento alle modalità e ai luoghi più idonei dove esprimere il proprio pensiero contrario all’aborto e a difesa della vita dei nascituri e delle donne. Nei giorni scorsi sulla vicenda è intervenuto il vescovo Erio Castellucci, rispondendo ai microfoni di TVQUI a margine di un evento pubblico. “La vita umana – ha affermato mons. Castellucci – ha una dignità intrinseca fin dal grembo della madre quindi non si potrà mai chiedere alla Chiesa di avallare l’aborto come valore o addirittura come diritto come alcuni vorrebbero. Questo in positivo significa fare di tutto, sia a livello di pensiero che di azione, come del resto si sta cercando di fare, per sostenere la vita, per creare condizioni di accoglienza anche concrete, che siano delle reali alternative all’aborto”. Un secondo punto fermo richiamato dal Vescovo sempre a commento della manifestazione modenese pro-vita riguarda la libertà di espressione che va garantita a tutti. Qualche dubbio invece solleva la scelta del luogo, per mons. Castellucci: “se è una manifestazione ‘pro’ non deve essere una provocazione. Deve essere una manifestazione che sostiene un valore. Si può discutere, e si sta discutendo da tempo, se quel luogo, all’ingresso dell’ospedale, sia il più adatto per una manifestazione propositiva, creativa, su questo si può discutere, per noi sono saldi i primi due principi, il terzo fa parte di una modalità di cui parleremo”.

Se le motivazioni di principio dell’iniziativa “40 giorni per la vita” sono condivisibili, oltre alla scelta del luogo, qualche perplessità solleva l’uso della preghiera e dei simboli sacri, ostentati e utilizzati all’interno di manifestazioni che, stando alle reazioni dell’opinione pubblica, non vengono lette come pacifiche espressioni “a favore della vita” ma piuttosto come pressioni rivolte alle donne che affrontano l’interruzione volontaria di gravidanza e agli operatori sanitari coinvolti. La libertà di esprimere le proprie opinioni si può realizzare in tanti modi, anche pregando, ma per questo sarebbe auspicabile una maggiore cautela ad appropriarsi di gesti e simboli religiosi cari a tutto il popolo cattolico in iniziative pubbliche che spesso ottengono l’effetto di alimentare sterili polemiche, di irrigidire le posizioni e di impedire un confronto costruttivo sulle azioni da intraprendere per rimuovere le cause e creare delle reali alternative all’aborto. Quest’ultimo sì è un impegno per tutti e non solo 40 giorni all’anno.

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