Don
Chiesa, Editoriali
Pubblicato il Gennaio 8, 2025
Editoriale

Don Francesco Venturelli, martire cristiano

Per il Vangelo amico di tutti

di don Carlo Truzzi

Nei prossimi giorni davanti alla chiesa madre di Fossoli, nel luogo dell’assassinio avvenuto il 15 gennaio 1946, il Vescovo inaugurerà un cippo in memoria di don Francesco Venturelli, martire e Medaglia d’oro al Valor Civile. Il secondo titolo è stato conferito dal Presidente della Re pubblica in data 13 marzo 2006. Basterebbe certo a riconoscergli il titolo di “martire” secondo il senso allargato ormai assunto dal termine: martire del Risorgimento, martire del lavoro, come scrive lo Zingarelli 2024. Ma è anche martire nel senso cristiano del termine, cioè “testimone” al massimo grado della fede. In questo senso la parola è usata fin dalla metà del II secolo (Martirio di Policarpo). Sulla terminologia ha preso posizione recentemente papa Francesco. Nel caso di Policarpo e dei tradizionali antichi martiri cristiani, come Cecilia, Lucia, Lorenzo e tanti altri, si trattava di persone uccise in odium fidei, persone che dovettero scegliere drammaticamente tra la fede cristiana e la propria vita. Per il motu proprio “Maiorem hanc dilectionem” dell’11 luglio 2017 è importante che sia garantita la sostanza del martirio nella sua eccellenza, non necessariamente nella circostanza di una diretta minaccia di morte in alternativa all’abbandono della fede. Per essere martire “basta”, per così dire, che una persona abbia offerto la vita, accettando consapevolmente la morte per amore di Dio. Non è necessario trovarsi di fronte alla minaccia diretta ed esplicita di un persecutore. Questo è il caso del beato Odoardo Focherini, che conosciamo, e della beata Gianna Beretta Molla (+1962), che rifiutò le cure antitumorali per salvare la bambina che portava in grembo. Il martirio in questo caso deve avvenire “in un contesto di virtù cristiane vere, ma non necessariamente ‘eroiche’, nei dieci anni precedenti la morte”.

Che don Francesco si possa proclamare martire almeno in questo senso, apparirà con evidenza anche dal libro di Fabio Montella, che uscirà prossimamente e che ho potuto leggere in antestampa. Sarà pubblicato insieme a una ricerca storica del prof. Gian Luca Fulvetti. Conterrà anche un mio contributo sulla spiritualità del fondatore degli Scout in diocesi e arciprete di Fossoli. Apparirà come egli fu un prete fedele, dinamico e schietto per tutta la vita. La sera in cui fu assassinato era consapevole che, almeno da tre mesi, pendeva su di lui un pericolo di morte. Pochi giorni prima della morte gli tagliarono ripetutamente le gomme della bicicletta e lo esortarono a non diffondere un periodico inviso a una parte dei partigiani. In novembre aveva dato perfino indicazioni sulla sua futura tomba nella parte del cimitero più vicina all’altare della Madonna. Il riconoscimento del martirio di don Venturelli è stato richiesto al Vescovo Erio da centinaia di firme, in un elenco aperto dal Gruppo Scintilla Carpi. Il valore della sua testimonianza consiste nell’espressione di un amore perfetto, il valore proposto da una precisa parola di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13s). Per don Francesco lo sconosciuto che l’aspettava per ricevere da lui i sacramenti dei moribondi era evangelicamente un amico, come lo erano stati del resto i parrocchiani e i più disparati detenuti del Campo di Fossoli.

In paradiso può far parte della schiera che annovera non solo i martiri del primo millennio suppliziati nel circo, ma anche quelli del secondo millennio, che hanno reso testimonianza in disparate situazioni. Ricordiamo il nostro Odoardo Focherini (+1944), ma anche san Tommaso Becket (+1170), quello di “Assassinio nella cattedrale”, Oscar Arnulfo Romero (+1980), Franz Jaegerstaetter (+1943), Ceferino Gimènez Malla (+1936), patrono dei Rom, e tanti altri. Spesso il martire è stato presentato essenzialmente come un eroe, un uomo o una donna da leggenda, ma per un cristiano il martirio è anzitutto un dono di Dio. “Quando vi consegneranno per condannarvi, non state a pensare a come o cosa rispondere, perché vi sarà dato in quel momento preciso come o cosa rispondere. Non sarete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro, che parlerà in voi” (Mt 10,19s).

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