Un
Etica della vita
Pubblicato il Marzo 13, 2025

Un buon ascolto per una buona comunicazione sanitaria

Etica della vita, una rubrica di Gabriele Semprebon

Quante volte abbiamo riflettuto sul fatto che la comunicazione in medicina è assai importante. Purtroppo, l’arte della comunicazione non viene insegnata nelle università per cui o il professionista sanitario ha di suo certe abilità o se le è procurate con uno studio personale oppure si rivelerà certamente maldestro nel dire cose importanti a pazienti e parenti. Questa scarsa capacità comunicativa significa concretamente la possibilità di generare tensioni, incomprensioni, angoscia. Secondo Carl Rogers, nella comunicazione fatta bene, è indispensabile saper ascoltare bene e questo, a maggior ragione, nel dialogo tra sanitario e paziente. Secondo lo psicologo statunitense esistono diversi modi di ascoltare, per esempio, il “non ascolto” è un modo di ascoltare: il paziente parla e il medico pensa ai fatti suoi. “L’ascolto intermittente” è un ascoltare a tratti il discorso dell’altro: mentre il medico, per esempio, sta raccogliendo l’anamnesi del paziente, non guarda negli occhi chi gli parla ma fa altro come scrivere una mail, un messaggio al telefono, interloquire con l’infermiera. “L’ascolto selettivo” è un ascolto molto distratto in quanto in pochi secondi il medico si è già fatto una sua idea, quindi, porrà attenzione solamente su quei particolari del discorso che vanno a combaciare con l’idea che ha già in mente e questa modalità diventa anche molto rischiosa per quanto riguarda la formulazione della diagnosi. “L’ascolto attivo” è un ascolto concentrato, interessato e centrato su chi sta parlando; sarà un ascolto empatico che accetta ciò che l’altro dice anche se non è perfettamente allineato con un’idea preconfezionata, è un ascolto autentico, capace di cambiare le prospettive con le quali si è iniziato ad ascoltare. Questo è solo un piccolo ritratto di una minuscola porzione della difficilissima arte del comunicare. L’auspicio è che i professionisti sanitari, possano affinare l’arte dell’ascolto per poi avere ricadute positive e funzionali anche nello specifico lavoro di cura con le persone ammalate e i loro parenti.

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