Convegno missionario, la gioia dell’incontro
Chiesa
Pubblicato il Marzo 24, 2025

Convegno missionario, la gioia dell’incontro

Importante momento di formazione al Convegno missionario nazionale dei seminaristi

di Matteo Vincenzi, seminarista

Al 68° Convegno missionario nazionale dei seminaristi, tenutosi a Reggio Calabria dal 26 febbraio al 1 marzo, la chiave di lettura che è stata data per poter parlare di missione è stata: “Un banchetto per tutte le genti”. Ogni relazione, infatti, ogni testimonianza, ogni discussione, hanno fatto della convivialità il loro punto focale. Il punto di partenza di un’opera missionaria non è un contenuto dottrinale o un immediato confronto tra le differenze riscontrate – che siano di etnia, religione o ideologia -, bensì un genuino incontro umano, in cui l’amore per il prossimo diventa solido fondamento su cui costruire un rapporto fraterno segnato dalla gioia di vivere assieme. È su questa base che si potrà incarnare il kerigma, l’annuncio pasquale di salvezza per tutte le genti – primo motore dell’essenza missionaria della Chiesa. Questa è, infatti, intrinsecamente missionaria, come è stato ripetuto più volte nel corso del convegno, e ciò non riguarda soltanto le missioni ad gentes ma anche quelle intra gentes, a casa propria.

È un dono del Signore la vita quotidiana, è terreno fertile affinché la sua Parola porti molto frutto, anche con tutte le sue difficoltà. Quanto sapore assumono anche i servizi parrocchiali, gli studi, le proprie e altrui azioni, quando sono mosse da uno spirito missionario, quando la gioia dell’incontro personale con Cristo risorto si incarna nella comunità in cui ci è stato fatto dono di essere mandati – che sia lontano o vicino al proprio paese d’origine.

Tutti gli incontri al Convegno con altri seminaristi, con altre culture, con le difficili situazioni – per esempio in ambito di accoglienza migranti – in cui molti volontari a Reggio Calabria si devono battere giornalmente con fortezza, hanno donato a chi vi ha partecipato un profondo senso di gratitudine e attrazione non solo per le missioni ad gentes a cui forse si sarà chiamati in futuro, ma anche e soprattutto per quelle quotidiane in cui già ognuno si trova. Se ogni momento e persona, non importa quanto difficoltoso, è un dono del Signore per trovarsi assieme in un banchetto gioioso, allora cosa resta da dire se non: “Grazie, Signore. Eccomi”.

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