Natale, una festa che unisce il mondo – parte 1
Alcuni sacerdoti in servizio nella Chiesa di Carpi raccontano il Natale nei loro Paesi di origine, con uno sguardo all’attualità
In occasione di queste festività natalizie, abbiamo chiesto ad alcuni dei sacerdoti in servizio nella Chiesa di Carpi, provenienti da varie parti del mondo, di raccontare come si vive il Natale nei loro Paesi di origine, con le principali tradizioni, facendo un accenno anche alla situazione odierna, dal punto di vista religioso e sociale.
Madagascar: crisi politica e urgenza di cambiamento
di Don Jean François Tsiarosoa
La festa del Natale è quasi ormai alle porte. Non vediamo l’ora di cantare e risentire con grande esultanza il meraviglioso canto degli angeli: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Quest’anno 2025 in Madagascar, particolarmente nella diocesi di Tolagnaro da cui provengo, celebrare la solennità del Natale non sarà facile perché l’intero Paese, purtroppo, è in una grave crisi a livello sociopolitico – carenza cronica dell’elettricità e dell’acqua potabile – innescata da varie forme di corruzione politica, che hanno spinto i giovani della “generazione Z”, con l’appoggio dell’esercito, a protestare contro il presidente Andry Rajoelina e il suo governo. Infatti, le rivolte popolari iniziate dal 25 settembre scorso hanno reso possibile, dopo due settimane di battaglia, un colpo di Stato militare definito ironicamente dall’attuale presidente ad interim “colpo di liberazione” in vista di una necessaria rifondazione della Repubblica.
C’è davvero un desiderio di pace e cambiamento profondo per il Madagascar. La Conferenza Episcopale in occasione dell’Avvento ha già fatto la propria parte indicendo una giornata di preghiera e digiuno per la pace nel Paese. Questa è già una buona e lodevole iniziativa. Il Consiglio delle Chiese Cristiane (FFKM), cattoliche e protestanti, sta anche organizzando una concertazione nazionale che permetterà a tutte le entità politiche e religiose, civili e militari di esprimersi e ripensare al valore del “Fihavanana” che significa pace e solidarietà.
Siamo ancora nell’Anno Giubilare della Speranza. Spero quindi che, malgrado tutto, i malgasci in comunione con tutti i cristiani del mondo intero, potranno festeggiare e vivere con un po’ di gioia un Natale di fraternità, di pace e di autentica rifondazione familiare e politica.




