Centro Missionario, volontari di Modena e Carpi a Scampia
Sei giovani del Centro Missionario di Modena e Carpi sono stati in servizio a fra i Rom e i Sinti nel difficile quartiere di Scampia a Napoli. Il racconto della loro esperienza: “Non serve andare lontano per trovare Dio che soffre nel prossimo, per cui spendersi e con cui stare”
di Laura Medici
Siamo un gruppo di sei ragazzi del Centro Missionario Diocesano di Modena e Carpi: Andrea, Benedetta, Cecilia, Giorgia, Laura e Yared. Siamo persone di età differenti e nella vita facciamo cose molto diverse, ma ciò che ci accomuna è il desiderio di metterci in discussione e in cammino.
Siamo stati a Scampia, un quartiere segnato da situazioni difficili che, soprattutto tanti anni fa, hanno invaso le vite di tanti cittadini comuni che si sono trovati disarmati e soli a combattere organizzazioni, e disorganizzazioni, troppo più grandi di loro.
Il motivo per cui siamo stati a Scampia era però per stare a contatto con la realtà Rom e Sinta. Scampia ha infatti una percentuale elevatissima di presenza Rom, la più alta d’Italia. Nello specifico siamo stati presso un missionario saveriano di nome Simone Strozzi.
Simone da oltre otto anni dedica la sua vita alla realtà Rom e Sinta di Scampia e di Giugliano in Campania dove, durante l’anno, svolge un progetto di scolarizzazione dei bambini Rom. La scolarizzazione per noi può sembrare scontata ma, anche se siamo rimasti in Italia, ci siamo accorti di come non lo sia affatto.
Durante i periodi di vacanza la missione di Simone si apre anche ad “aiutanti” esterni per poter dare alternative Belle, con la B maiuscola, a bambini che non ne avrebbero. Banalmente i centri estivi, che noi riteniamo magari scontati, sono un miraggio per chi vive letteralmente lungo una tangenziale. La cosa importante rimaneva e rimane farli sentire amati, cercati e voluti da qualcuno, ritenuti belle persone, con cui vale la pena passare giornate al mare, o a fare gite, o anche solo a giocare a calcio nel campo.
Insomma, loro non sono una semplice attività di volontariato o “carità” della nostra estate, ma sono persone importanti per noi.
I campi in cui Simone svolge la sua attività sono principalmente sei. Uno in particolare che ci ha colpito è il campo rom di Via Carrafiello, un campo molto noto a livello europeo perché non è nemmeno ritenuto un campo, bensì una baraccopoli. Non ha né i servizi igienici, né l’acqua corrente e nemmeno l’attacco per la corrente elettrica, requisiti fondamentali per essere definito campo Rom. Solo questo campo conta oltre 700 persone di cui, quasi la metà, bambini.
Oltre i diversi campi rom, abbiamo avuto il piacere di conoscere le tante realtà che provano a rendere Scampia un posto migliore, che lottano contro le mafie, contro l’assenza dello Stato, per l’educazione, per il diritto allo sport, per il diritto alla casa e all’abitare, per il diritto anche alla preghiera, in una realtà dove questi sono ritenuti privilegi.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare una Scampia che, in una realtà di morte, ha il coraggio di risorgere.
Una Scampia che anziché scappare per cercare qualcosa di meglio, lotta e spera.
Dio non si arrende nel mostrarci la stella cometa
È arrivata una proposta, e alle proposte che arrivano dal cielo è sempre bene dire di sì. Scampia è interessante perché ci ricorda come “non serva andare tanto lontano (non servirebbe neanche andare fin lì) per trovare una realtà in cui spendersi e con cui stare”
È stata una realtà che ci ha fatto capire come, a un passo dal Duomo e dal centro, si può trovare Dio che soffre. Stando in tema natalizio si può trovare una grotta e una mangiatoia, senza acqua corrente, senza elettricità e senza servizi igienici. Ma per fortuna Dio non si arrende nel mostrarci la stella cometa.
Forse, al giorno d’oggi, sappiamo ancora più facilmente dove possiamo trovare Dio. Sappiamo che queste realtà esistono, perché basta aprire il telefono e vederle. Sappiamo bene dove possiamo trovare i poveri, dove possiamo trovare gli ultimi, dove possiamo trovare quei “Gesù” che nessuno vuole nel proprio “albergo”. Sta forse a noi riuscire a spegnere, nella realtà molto illuminata della nostra quotidianità, le altre stelle e metterci alla ricerca della cometa.
E soprattutto avere poi il coraggio di andare, di uscire, di metterci in cammino verso dove siamo certi al 100 per cento che Dio si fa trovare.
Scampia ci ricorda di come non serva andare tanto lontano per trovare Dio. Di come non serva fare tanto. Semplicemente stare con lui.
Sapere di avere qualcuno che ti vuole bene fa la differenza
Dall’esperienza mi porto a casa quanto tutto questo sia interconnesso: quanto la mancanza di diritti sia collegata alla produzione di realtà sempre più escluse e lontane dai riflettori. Come queste realtà si intersechino in modo incredibile ad altri drammi come la mafia, la corruzione e l’inquinamento ambientale, che sono solo alcuni dei temi che abbiamo potuto toccare con mano. Mi porto a casa l’aver capito quanto la possibilità di avere esempi positivi sia una fortuna che non tutti hanno.
Perché non ci sono persone nate buone e persone nate cattive, ma solo contesti diversi di crescita.
Mi porto a casa quanto la fortuna sia davvero una “questione di geografia” in questo mondo un po’ malato.
Perché nascere in una casa con quattro mura o dentro una roulotte scassata senza finestre, fa la differenza. Nascere a 10 metri di distanza, a Giugliano in Campania, fa la differenza.
Mi porto a casa il cambiamento che ho visto nei modi di fare dei ragazzi. Vedere come la presenza di qualcuno che per loro c’è e su cui possono contare, come per loro è Simone (che è un po’ il papà di tutti), faccia davvero la differenza. Sapere di avere qualcuno che ti vuole bene fa la differenza nella vita.
Auguro per questo nuovo anno, a tutti noi, di poter essere quella differenza nella vita anche solo di una persona.




