Scuole,
Attualità, Carpi, Chiesa
Pubblicato il Gennaio 14, 2026
Editoriale

Scuole, per le famiglie è tempo di scelte

Sulle “paritarie” segnali da non disperdere

di Claudio Cavazzuti

La scuola paritaria italiana vive oggi una stagione complessa, segnata da fragilità strutturali che negli ultimi anni si sono fatte più evidenti. Eppure, si tratta di una componente tutt’altro che marginale del sistema nazionale di istruzione: circa 12mila scuole, frequentate da poco meno di 800mila studenti, pari a quasi un decimo della popolazione scolastica. Numeri che raccontano una realtà diffusa, radicata nei territori, capace di rispondere a bisogni educativi reali e di offrire alle famiglie una possibilità concreta di scelta educativa. Le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico a tutti gli effetti. Applicano gli ordinamenti statali, rispettano i programmi, assumono personale in possesso dei requisiti richiesti e sono sottoposte a verifiche e controlli. Nonostante ciò, il loro equilibrio economico resta fragile. I contributi pubblici coprono solo una parte limitata dei costi effettivi, mentre la sostenibilità quotidiana è affidata in larga misura alle rette versate dalle famiglie. In un contesto segnato dall’aumento dei costi di gestione – dal personale all’energia, dalla manutenzione degli edifici agli adempimenti normativi – e dal drastico calo demografico, questa situazione rischia di diventare insostenibile.

A tutto ciò si aggiunge una questione spesso sottovalutata ma decisiva: il quadro fiscale. Per anni, molte scuole paritarie si sono trovate a fronteggiare incertezze e contenziosi legati all’IMU sugli immobili scolastici, nonostante l’attività svolta sia chiaramente educativa e priva di finalità commerciali. La legge di bilancio introduce, su questo punto, un chiarimento importante, rafforzando il principio dell’esenzione per gli immobili utilizzati esclusivamente per l’attività scolastica paritaria. Nel medesimo quadro si colloca il bonus destinato alle famiglie con figli iscritti alla scuola secondaria di primo grado paritaria e al biennio della scuola secondaria di secondo grado, fino a 1.500 euro annui per studente, modulato in base all’ISEE. Nel territorio dell’Unione delle Terre d’Argine, il provvedimento coinvolge l’istituto Sacro Cuore. Si tratta di una misura circoscritta, che non copre l’intero costo della retta e non ha ancora carattere strutturale. Tuttavia, il suo valore va oltre l’aspetto economico. Per la prima volta, in modo esplicito, lo Stato interviene a sostegno diretto delle famiglie che scelgono una scuola paritaria, riconoscendo che tale scelta non è un privilegio, ma l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito. È una prima, timida ma importante iniziativa a favore della libertà di scelta educativa.

Timida, perché limitata nella portata; importante, perché rompe un tabù e introduce un principio: non può esistere una reale libertà di scelta se essa comporta, per chi la esercita, un costo aggiuntivo sistematico e non compensato. In questo senso, il bonus e il chiarimento sull’IMU rappresentano segnali di un possibile cambio di prospettiva. Resta però aperta la questione decisiva: questi segnali sapranno trasformarsi in una visione di lungo periodo? La libertà di scelta educativa non può essere affidata a misure episodiche o sperimentali, ma richiede politiche stabili, coerenti e strutturali. Sostenere le scuole paritarie non significa contrapporle alla scuola statale, ma rafforzare l’intero sistema educativo, valorizzandone il pluralismo e mettendo davvero al centro i diritti degli studenti e delle famiglie. I passi compiuti vanno riconosciuti. Ora la responsabilità della politica è non disperderli, ma inserirli in una strategia più ampia, capace di dare certezze a chi ogni giorno, nelle scuole paritarie, svolge un servizio pubblico essenziale per il Paese.

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