Regione, pubblicato il decreto sul dimensionamento della rete scolastica
Il 28 gennaio, è stato pubblicato il decreto relativo al dimensionamento della rete scolastica dell’Emilia Romagna. Organizzazioni sindacali: atto unilaterale e ingiustificato. Castaldini (Forza Italia): non uno “scempio” ma l’applicazione di criteri di buonsenso
Mercoledì 28 gennaio, il provveditore regionale Bruno Di Palma, nelle vesti di commissario ad acta del Governo, ha pubblicato il decreto relativo al dimensionamento della rete scolastica dell’Emilia Romagna, indicando le istituzioni scolastiche coinvolte dall’operazione di chiusura e relativo accorpamento e riduzione di 17 autonomie, con la partenza dell’anno scolastico 2026-2027. Nel modenese, come si legge nel comunicato stampa di Cisl Scuola Emilia Centrale diffuso il 28 gennaio, il decreto tocca Fiorano e Maranello: nel primo comune si accorpano gli Istituti comprensivi di Fiorano e Bursi. D’ora in poi prenderanno il nome di Ic Fiorano. A Maranello si accorpano gli Istituti comprensivi Ferrari e il Carlo Stradi. Il nuovo nome sarà Ic Maranello.
Le Organizzazioni Sindacali: atto unilaterale e ingiustificato
“Modena resta con 86 autonomie. Viene cestinato il progetto farsa di accorpare Bomporto e Ravarino, segno che la mobilitazione sindacale, degli amministratori e dei cittadini ha funzionato. Ma questo non è un motivo di soddisfazione. Siamo alle prese con una riforma che riduce la scuola ad una variabile contabile, costruita sulla carta e senza alcun confronto con il territorio. Così non va assolutamente bene. Le riforme si fanno con coraggio, non dietro una scrivania”, commenta Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale.
Sempre il 28 gennaio, è uscito il comunicato stampa unitario firmato dalle Organizzazioni Sindacali regionali della scuola Flc Cgil (Monica Ottaviani), Cisl Scuola (Luca Battistelli), Uil Scuola RUA (Serafino Veltri), Gilda Unams ER (Rosarita Cherubino), Snals Confsal (Gianni Fontana), e Anief (Francesco Clemente), nel quale ribadiscono la propria posizione di netta contrarietà.
“Con la pubblicazione del decreto, che investe tutte le province della regione e non risparmia nessuno, si aprono scenari pesanti nei territori – si legge nella nota dei Sindacati -. La conseguenza immediata è quella di istituzioni scolastiche eccessivamente grandi anche con sedi a scavalco su più comuni, segreterie e servizi amministrativi ulteriormente sotto pressione, riduzione dell’occupazione, e della capacità organizzativa delle comunità educanti che vedranno il coinvolgimento del personale della scuola, di studenti, famiglie e comuni, con criticità territoriali. Inaccettabile poi è il taglio previsto per il personale ATA che porterà conseguenze alla sicurezza all’interno degli istituti”.
L’operazione di taglio, evidenziano i Sindacati, si è abbattuta esclusivamente sugli istituti del primo ciclo (infanzia, primaria e scuola media) con aggregazioni e accorpamenti che hanno generato istituzioni scolastiche “monstre” che oscillano tra i 1000 e i 1800 alunni: Piacenza -1; Parma -2; Reggio Emilia -2; Modena -2 (come si è detto sopra Fiorano e Maranello); Bologna -3; Ferrara -2; Ravenna -1; Forlì Cesena -3; Rimini -1.
“Una decisione – lo rimarchiamo -, presa senza alcun confronto e senza nessuna chiarezza su criteri e dati utilizzati in un contesto regionale con i numeri in ordine, a cui si aggiunge l’opacità del Ministero che ha imposto il taglio all’Emilia Romagna senza fornire spiegazioni per la chiusura delle 17 autonomie – affermano i Sindacati -. Per queste ragioni chiediamo la sospensione degli effetti del decreto, che riteniamo grave e dannoso per l’offerta formativa e per l’organizzazione già di suo complessa del servizio scolastico nei territori. Si rende necessario mantenere alta l’attenzione attraverso la continua interlocuzione con Regione, enti locali e comunità scolastiche, per monitorare gli effetti delle ricadute di tale decisione iniqua e sbagliata, attraverso l’attivazione di misure a supporto degli organici, del diritto allo studio e dell’organizzazione complessiva”.
Castaldini (Forza Italia): non uno “scempio” ma l’applicazione di criteri di buonsenso
Di tutt’altro avviso è la consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini, che commenta il documento pubblicato dall’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna sul dimensionamento delle autonomie scolastiche. “Tanto rumore per nulla. Il dimensionamento scolastico deciso dal commissario non è uno ‘scempio’ né un attacco alla scuola emiliano-romagnola: è l’applicazione di criteri di buonsenso e di una riforma che la Regione avrebbe dovuto attuare da anni, senza strumentalizzazioni politiche”.
“Il commissario ha lavorato con ragionevolezza – prosegue Castaldini – tutelando le aree montane e interne, salvaguardando il modello degli istituti comprensivi, mantenendo i CPIA in ogni provincia e intervenendo solo in via residuale sulle scuole superiori. Esattamente ciò che la Regione avrebbe potuto e dovuto fare, se non avesse scelto la strada dello scontro ideologico con il Governo”.
“Parliamo di una riforma del PNRR avviata nel 2022, che non riguarda studenti, classi o qualità dell’offerta formativa, ma esclusivamente il numero delle autonomie e dei dirigenti scolastici. Una riduzione inferiore all’1%, peraltro ampiamente compensata dai pensionamenti, senza alcun licenziamento e senza declassamenti. Raccontare per anni lo spettro delle “classi pollaio” è stata una narrazione falsa e strumentale”, sottolinea la consigliera. “La verità – l’affondo finale di Castaldini – è che la Regione Emilia-Romagna ha scelto consapevolmente di non rispettare una legge dello Stato e una sentenza della Corte costituzionale, rinviando ogni decisione per alimentare la polemica politica. Il commissariamento è stato la conseguenza inevitabile di questa irresponsabilità. Oggi scopriamo che, tolta la propaganda, restano scelte tecniche equilibrate. La politica avrebbe dovuto assumersi prima questa responsabilità, invece di scaricarla su altri”.




