Mastacchi
Attualità, Emilia-Romagna, Territorio
Pubblicato il Febbraio 17, 2026

Mastacchi (Rete Civica): i diritti dei disabili negati in Emilia-Romagna

"Obiettivo è garantire una 'quota minima' di disponibilità finanziaria che resti sempre nelle mani della persona con disabilità"

Marco Mastacchi

 

Una risoluzione per colmare un vuoto normativo ventennale e richiedere con urgenza l’adozione di criteri uniformi che rispettino le sentenze recenti e le leggi nazionali sulla tutela della disabilità, è l’atto presentato alla Giunta dal consigliere regionale Marco Mastacchi di Rete Civica.

Il consigliere evidenzia come la mancata attuazione di una direttiva regionale abbia causato disparità di trattamento tra i cittadini e numerosi contenziosi legali riguardanti i costi dei servizi sociali. In particolare, la proposta esige che le indennità di accompagnamento non siano conteggiate come reddito e che venga garantita una quota minima di risorse per l’autodeterminazione dei soggetti fragili. L’obiettivo finale è proteggere le famiglie e assicurare la sostenibilità economica dei progetti legati al “Dopo di Noi”.

Dal 2003, anno di approvazione della Legge Regionale 2, Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, il vuoto normativo e la paralisi burocratica hanno intrappolato in un sistema frammentato e incerto migliaia di famiglie con disabilità, pesando come un macigno sulla loro vita quotidiana. La Legge Regionale 2/2003 rappresenterebbe la colonna portante del sistema integrato dei servizi sociali e socio-sanitari dell’Emilia-Romagna. Al suo interno, l’Articolo 49 è lo snodo vitale: impone alla Giunta regionale di adottare una direttiva chiara e omogenea per definire come i cittadini debbano contribuire ai costi delle prestazioni. Dal 2003 ad oggi, questa direttiva attuativa non è mai stata emanata. Questo “vuoto regolatorio” ultra-ventennale ha lasciato il sistema privo di una bussola, privando le persone con disabilità della necessaria certezza del diritto e trasformando l’accesso all’assistenza in una questione di pura fortuna geografica. In assenza di criteri regionali uniformi, i singoli Comuni si sono mossi in totale autonomia. Questo ha generato quella che possiamo definire una vera e propria “lotteria dei codici postali”. Senza una cornice comune, ogni ente territoriale decide autonomamente le tariffe di compartecipazione alla spesa per servizi essenziali come i centri diurni, il vitto, il trasporto e la quota sociale. Questa frammentazione del welfare è una violazione del principio di uguaglianza che crea cittadini di serie A e di serie B in base alla residenza. Quando la politica tace per troppo tempo, è la magistratura a dover intervenire per ripristinare la legalità. Un segnale d’allarme inequivocabile è giunto dal Tribunale di Bologna che, con le sentenze n. 3399/2025 e 3400/2025 pubblicate il 5 dicembre 2025, ha condannato l’immobilismo dell’amministrazione. “Il Tribunale ha rilevato esplicitamente l’inadempienza della Regione Emilia-Romagna rispetto all’attuazione dell’articolo 49 della L.R. 2/2003, evidenziando come la mancata direttiva regionale abbia contribuito all’insorgere di contenziosi e profonde disparità di trattamento tra cittadini e territori.” Queste sentenze confermano che l’inerzia regionale non è più sostenibile e che il tempo delle scuse è ufficialmente scaduto. Un pilastro della risoluzione riguarda la protezione dei trattamenti indennitari. Secondo l’Art. 2-sexies del D.L. 42/2016 (Legge 89/2016), le somme percepite a titolo di indennità (come l’accompagnamento) non possono essere computate nel reddito ai fini delle prestazioni sociali. Il principio, già sancito dal Consiglio di Stato nel 2016, è di natura “ontologica”: queste somme non servono a incrementare la ricchezza o la capacità contributiva della famiglia, ma servono a compensare una condizione di inabilità. Considerarle “reddito” per aumentare la quota di pagamento dei servizi è un errore concettuale e giuridico che la Regione deve smettere di avallare. La dignità di una persona con disabilità passa anche per la sua autonomia economica.

La risoluzione Mastacchi pone l’accento su due fronti critici:

  • Valutazione Economica Personale: In conformità all’Art. 3, comma 2-ter del D.Lgs. 109/1998, per le prestazioni rivolte a disabili gravi deve essere considerata solo la situazione economica dell’assistito, senza includere i redditi del nucleo familiare.
  • Tutela del Risparmio e “Dopo di Noi”: È fondamentale non penalizzare il risparmio delle famiglie. Chi accantona somme derivanti da pensioni o indennità per garantire un futuro dignitoso ai propri figli dopo la scomparsa dei genitori non deve vedere quei risparmi erosi da calcoli di compartecipazione ingiusti.

L’obiettivo è garantire una “quota minima” di disponibilità finanziaria che resti sempre nelle mani della persona con disabilità, assicurando un livello essenziale di autodeterminazione quotidiana. L’impegno richiesto alla Giunta Regionale è chiaro: passare dalla legge scritta sulla carta all’azione normativa concreta. L’adozione della direttiva prevista dall’articolo 49 è l’unico modo per allineare l’Emilia-Romagna agli standard nazionali di equità e correttezza. Un welfare moderno deve basarsi sulla certezza dei diritti, non sui ricorsi in tribunale.

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