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Attualità, Mirandola, Territorio
Pubblicato il Febbraio 16, 2026

Ex Gambro-Vantive in vendita: il futuro è sempre più a rischio

Annunciata in Regione la volontà di vendere il sito di Medolla: inaccettabile l’assenza di prospettive  

Ex Gambro – Vantive

 

 

Un incontro che doveva segnare una prospettiva diversa per il sito di Medolla e che invece ha registrato l’annuncio di vendita dello stabilimento di Gambro-Dasco/Vantive.

All’incontro del tavolo regionale, alla presenza dell’assessore regionale Giovanni Paglia e del sindaco di Medolla Alberto Calciolari, questa mattina i vertici di Vantive hanno annunciato la volontà dell’azienda, di proprietà del fondo Carlyle, di vendere il sito di Medolla. A chi e quando non è dato sapere. Né se la vendita riguarderà tutto il sito o parte di esso. Questo dopo che nel corso del primo incontro del tavolo regionale, lo scorso dicembre, l’azienda si era impegnata a consegnare entro il 31 marzo un piano industriale, atteso da mesi, degno di questo nome.

“Il fondo Carlyle, dopo appena un anno dal suo insediamento ufficiale, ha deciso di non investire un euro sul sito di Medolla: questo a dispetto dei tanti annunci che si sono susseguiti nel corso dei mesi sul rilancio dello stabilimento. Per noi – sottolineano Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme all’Rsu aziendale – questa posizione è semplicemente inaccettabile. Metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per cambiare un destino che sembra segnato. Parliamo di un sito storico per tutta l’area nord modenese e per tutto il biomedicale italiano: un’azienda simbolo, che non può essere abbandonata in questo modo per l’incapacità di progettazione industriale di un fondo che ragiona esclusivamente con una mera logica di profitto.

Insieme ai lavoratori, naturalmente, faremo tutto il possibile per invertire questa rotta, mettendo in campo ogni forma di mobilitazione utile. E a questo punto, a maggior ragione, chiediamo il sostegno di tutti gli interlocutori istituzionali, compreso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non può ignorare il comportamento così spregiudicato di questi soggetti multinazionali, che mettono a rischio posti di lavoro e un pezzo di storia dell’industria italiana.

Servono risposte ed acquirenti seri, che mettano al centro lo sviluppo, le competenze e la tutela occupazionale dell’azienda”.

 

Dopo l’incontro in Regione, le organizzazioni sindacali e l’Rsu hanno comunicato ai lavoratori riuniti in assemblea l’esito della riunione. È stato approvato all’unanimità un pacchetto di 40 ore di sciopero, con le prime 8 ore fissate per la giornata di mercoledì 18 febbraio.

 

 

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