Resta con noi, Signore, nell’ora della prova
Vangelo di domenica 22 febbraio, I domenica di Quaresima
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Commento
A cura di Padre Andrea Fulco
Siamo in Quaresima, quest’anno anche presto, siamo chiamati di nuovo a dare forza al digiuno, alla preghiera e alla penitenza. Ma qualcuno potrebbe dire che in realtà stiamo vivendo una Quaresima prolungata da anni. Impegniamoci per quaranta giorni a cambiare il cuore per ritornare al Vangelo proprio come il sacerdote ci ha detto imponendo le ceneri sul nostro capo: “Convertiti e credi al Vangelo”. Dove convertirsi indica una metànoia concreta – un radicale cambiamento – , gesti veri in cui non pensiamo secondo il nostro io ma ci sforziamo di entrare per la porta stretta. La Quaresima non è un tempo di dieta o digiuni intermittenti che fanno bene alla salute, ma un impegno di mente e di cuore a riaprire il vangelo per viverlo nella quotidianità. La conversione in questa domenica ci viene presentata con il dono-provocazione delle tentazioni. Le tentazioni non sono maledizioni, e Dio non può evitarcele. Se togli le tentazioni uccidi la libertà dell’uomo (Sant’Antonio Abate). Lo spirito ci conduce nel deserto per essere tentati. È la prova del nove di chi mette al centro della propria vita Cristo e il Vangelo. Ci sono tre tentazioni: il pane, il pinnacolo, mettersi in ginocchio davanti al diavolo.
Il pane: abbiamo tutti fame di senso, di gioia, di pienezza, ma a volte scegliamo ciò che non giova alla nostra vita. Tutto è buono ma non tutto è dice 1Cor6,12. Occorre fare attenzione perché spesso cadiamo in situazioni in cui le pietre ci sembrano pane e questo non porta giovamento ma la nostra distruzione. Anche desiderare i regni di questo mondo e la ricchezza presentataci dal diavolo – che è inciampo, e divisore – non sono la soluzione ai problemi economici, ma l’esasperazione di chi si chiude nel proprio egoismo e autoreferenzialità.
Il pinnacolo ci dà la sensazione di essere più in alto ma poi ci fa cadere in basso: “A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima” (Mc, 8,36). Nella tentazione del pinnacolo ci sono i potenti ma anche i poveri arricchiti dal proprio io al centro di tutto. Nell’io si nasconde il male vero. La tentazione di inginocchiarci al demonio diventa la più terribile: non si tratta solo di un rito di magia nera o una seduta esoterica, ma la nostra vita piena di compromessi, alimentata spesso dalle convenzioni comuni del così fan tutti, che ci omologano e ci privano del senso etico del bene sommo da realizzare. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente accettabile. Il diavolo chiede proseliti anche ai cristiani deboli e fragili. Per non cadere in questa tentazione occorre non dialogare con essa.
Chiediamo a Dio di non eliminare le tentazioni, ma di non farci entrare senza superarle. Quindi di liberarci dal maligno che non deve tentare il Signore. Perciò solo ascoltando la parola di Dio siamo sempre vincitori. “Sta scritto: non tentare il Signore tuo Dio”. Solo con la parola di Dio vinciamo le suggestioni del maligno e ci incamminiamo verso la Luce della Pasqua. Cristo Risorto distrugge la morte e il peccato di Adamo e ci riporta alla dignità di figli di Dio, ritornando come Adamo a camminare con lui nel giardino dell’Eden. Siamo tentati ma non vinti, e se Dio è con noi siamo sempre vincitori.
L’opera d’arte
Sandro Botticelli, Prove di Cristo, particolare (1480-82), Vaticano, Cappella Sistina. Nel grande affresco all’interno della decorazione del registro mediano della Cappella Sistina, Botticelli e i collaboratori della sua bottega dipinsero, seguendo il racconto di Matteo (4,1-11), le tre tentazioni di Gesù nel deserto, che questa domenica leggiamo dal Vangelo di Luca. Nel particolare qui a fi anco, che si trova in alto al centro della scena, è raffigurato Gesù sulla sommità del frontone di un tempio – forse ispirato alla facciata della chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma, con un tocco di attualità dato da Botticelli – insieme al demonio, che lo sfida a gettarsi nel vuoto per compiere un miracolo, per così dire, spettacolare.
E’ interessante notare la figura del diavolo, rappresentato come un anziano monaco, vestito con un saio ed un mantello che non riescono a nascondere le ali di pipistrello e le zampe di gallina. Queste sembianze sottolineano l’abilità del demonio, “padre della menzogna”, nel mascherare se stesso, nel presentarsi in modo ingannevole con l’aspetto di una figura “positiva”, in questo caso, appunto, un saggio eremita.
V.P.




