Dal
Chiesa, Masi cho: grazie mille!
Pubblicato il Febbraio 20, 2026

Dal Canada don Luca Baraldi commenta il Vangelo della prima domenica di Quaresima

Per il periodo di Quaresima, il Servizio interdiocesano di pastorale missionaria ha chiesto ai missionari delle Diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi di commentare, di domenica in domenica, il brano del Vangelo con un videomessaggio. Il commento di domenica 22 febbraio, I domenica di Quaresima (Mt 4,1-11) è stato affidato a don Luca Baraldi, sacerdote della Chiesa di Carpi “fidei donum” nella Diocesi di Mackenzie-Fort Smith nei Territori del Nord Ovest in Canada. Pubblichiamo di seguito il testo del videomessaggio.

Don Luca Baraldi Il deserto della Palestina fatto di rocce, di anfratti, guadi, è luogo dove la vegetazione non ha modo di crescere, dove non si sente la voce di alcun animale e il silenzio domina l’ambiente. Ma esistono anche altri tipi di deserto come la distesa immensa, bianca, di ghiaccio, battuta dal vento, dove gli uomini costruiscono per muoversi, per recarsi nelle comunità più remote. Deserto dove la presenza dell’umano diventa sempre più rarefatta, dove la condizione fondamentale è quella dell’isolamento, dove il silenzio ricopre ogni cosa.

Carlo Carretto, un mistico italiano della seconda metà del ‘900, aveva identificato anche nelle nostre città un nuovo inaspettato deserto: il deserto dalle distanze fra le persone incapaci di dialogare, di comunicare fra di loro, deserto dato dalla freddezza delle relazioni, del sospetto degli uomini e delle donne, gli uni verso gli altri, della corsa al possesso materiale che inaridisce i cuori e le relazioni fraterne.

Nel Vangelo di Matteo ci viene raccontato che lo Spirito Santo, subito dopo il battesipistemo, spinge Gesù in un luogo deserto. Non sappiamo se il deserto, in quel caso probabilmente materiale della Palestina, o forse un deserto ideale che rappresenta tutti i deserti che la storia dell’esperienza umana conosce e in questo deserto di silenzio di solitudine di isolamento, di rarefazione dell’umano, di raffreddamento del cuore dell’uomo, nel tempo, giorno dopo giorno, ci viene detto 40 giorni, emerge l’insieme di voci.

Voci che si fanno insistenti, voci che si fanno penetranti, voci che noi chiamiamo tentazione, tentazione di riferire la complessità che il silenzio del deserto porta con sé, le scorciatoie del chiasso, della confusione, della ricchezza, del potere. Perché, in fondo, in ogni deserto la sfida è quella di esserci, in ascolto di suoni che nella ordinarietà della vita non si sentirebbero, accogliendo voci, storie, persone che nella vita di tutti i giorni corrono il rischio di diventare invisibili e impercettibili.

Gesù nel deserto sente queste voci insistenti e ad esse vuole rispondere. Così anche noi siamo chiamati a vivere nei deserti delle città, della storia, nei deserti dei conflitti, dobbiamo scegliere se vogliamo camminare sulle strade accorciate e facilitate del potere e del sopruso, dell’interesse o se preferiamo accogliere la complessità e in essa scoprire la meravigliosa e straordinaria azione della provvidenza di Dio che mai smette di manifestarsi nella vita di ciascuno.

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