Ascoltate oggi la voce del Signore
Vangelo di domenica 8 marzo, III domenica di Quaresima
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». (…)
Commento
A cura di Padre Andrea Fulco
Una domenica al femminile per omaggiare le donne. Il cammino della Quaresima corrisponde al cammino stesso di Gesù che a più tappe si ferma e ci vuole incontrare. Il Pozzo di Sicar non è solo un luogo fisico dove si compie il gesto ordinario di raccogliere acqua, ma un incontro intimo, una presenza che tocca il cuore, un luogo privilegiato di amore e di intimità. Il pozzo nella Bibbia ha sempre segnato incontri di carattere affettivo e sponsale. Nella nostra vita spirituale ci vogliono sempre “situazioni al pozzo” che cambino la vita e trasformino il cuore. Nel pozzo si incontrano le future spose, e poi facilmente si trova il Messia. Isacco, figlio di Abramo, incontra Rebecca presso un pozzo in Mesopotamia (Genesi 24). Giacobbe, figlio di Isacco, incontra Rachele presso un pozzo a Carran (Genesi 29). Mosè e Zippora: egli difende le figlie di Ietro da altri pastori presso un pozzo a Madian (Esodo 2).
Lasciamoci incontrare come la samaritana a mezzogiorno, che rappresenta il momento favorevole in cui Dio si manifesta al di fuori del rumore delle altre persone, un momento che cambia la vita. A mezzogiorno Gesù sale sulla croce per morire alle tre. In questo mezzogiorno ci siamo noi e Gesù, la samaritana e Cristo, una pagana e il Messia. Gesù poteva evitare di entrare in Samaria e invece ci va apposta perché, come Lui stesso dice, è venuto per le pecore perdute di Israele (Matteo 15,24-25). Le pecore perdute sono i pubblicani e le prostitute e i senza legge che Dio ama (Matteo 21,2832). Di queste persone Gesù ha sete e chiede loro acqua: “dammi da bere” non è solo il richiamo alla sete fisica, ma quella dello Spirito. Se nelle tentazioni Gesù ebbe fame di pane, qui ha sete di anime, una sete che deriva dalla arsura di chi ama fino alla passione.
Il “sitio” – in latino significa “ho sete” – pronunciato da Gesù sulla Croce è strettamente collegato alla richiesta di acqua fatta alla samaritana. Gesù ha sete del cuore di chi è lontano o di chi non ha mai fatto esperienza di un vero amore: “tu non hai marito perché ne hai avuto quattro”. Il rischio concreto sta nell’avere tanti legami ed essere soli come la samaritana. Il vero culto non è più sul monte Garizim dove il tempio era stato distrutto da Giovanni Ircano (128 dopo Cristo) ma nello spirito e nella verità. La samaritana fa esperienza di una vera adorazione eucaristica: stare davanti a Gesù, il vero Messia che va adorato in spirito e verità.
Nella seconda parte di questo intimo dialogo la Samaritana non è più vista come pagana o peccatrice, ma come testimone vivente di ciò di cui ha fatto esperienza: ha dato la sua acqua a un uomo speciale che le chiedeva da bere, e ha riscoperto il vero Dio. Gesù ama farsi corteggiare e nello stesso tempo seduce con il fuoco dell’amore divino. Tutti attraverso questa esperienza di amore riusciranno a conoscere la bellezza di Dio e del suo volto rivelato da Gesù. La salvezza ha un orario preciso, un luogo stabilito e tocca il cuore. Lasciamoci toccare da Cristo e permettiamo alla sua acqua di dissetarci; ricordo un vecchio canto di chiesa che così recita: “ed ho capito mio Signore, che sei tu la vera acqua, sei tu il mio sole, sei tu la verità”: se lo capiamo siamo davvero felici.
L’opera d’arte
Angelika Kauffmann, Gesù e la Samaritana al pozzo (1796), Monaco di Baviera, Neue Pinakothek. Dato che questa domenica cade in concomitanza con l’8 marzo, proponiamo l’opera di una pittrice, che fu protagonista della società colta e cosmopolita della seconda metà del ‘700. Nata in Svizzera, figlia d’arte, Angelika Kauffmann fu apprezzata ritrattista. Si dedicò anche alla pittura di storia che, considerata il genere più alto, era riservata agli uomini.
Nella sua produzione di soggetto sacro trasse ispirazione da Raffaello, “filtrato” attraverso grandi maestri del ‘600 quali Correggio, Guercino, Guido Reni. Una sintesi di modelli che ritroviamo qui a fianco, dove i due protagonisti sono immersi in un’armonica composizione: seduto sul bordo del pozzo, Gesù dialoga con la donna su “questioni teologiche”, tema cui allude l’indice rivolto verso il cielo. A tale gesto risponde simmetricamente la mano sinistra della samaritana, colta nell’atto di porre le domande a Gesù e di ascoltarlo con profonda attenzione. Una figura femminile che, nella sua sobria eleganza, richiama l’arte antica e dimostra come la pittrice, con un gusto personale per il colore, abbia aderito al movimento neoclassicista allora agli esordi.
V.P.




