Rubrica di spiritualità dei Fratelli di San Francesco /3
"E il nemico fuggirà". Nella Quaresima dell’anno francescano le riflessioni dei Fratelli di San Francesco sugli episodi della vita del Santo /3
L’insidiosa tristezza di frate Ruffino
Frate Ruffino, uno dei più nobili uomini di Assisi, compagno di santo Francesco, uomo di grande santità, una volta fu fortissimamente combattuto e tentato nell’anima dal demonio della predestinazione, per cui stava tutto malinconico e triste. Perciò il demonio gli metteva pure nel cuore che egli era dannato, non tra quelli predestinati alla vita eterna, e che tutto quello che viveva nell’Ordine andava perduto, non serviva a niente. E durando questa tentazione più e più giorni, per vergogna non voleva rivelarla a santo Francesco, e comunque non abbandonava le preghiere e astinenze usate. Allora il nemico cominciò ad aggiungergli tristezza sopra tristezza; oltre alla battaglia dentro, combattendolo di fuori anche con false apparizioni. Pertanto una volta gli apparve in forma di Crocifisso e gli disse: “O frate Ruffino, perché t’affliggi con la penitenza e la preghiera dato che tu non sei tra i predestinati alla vita eterna? E credimi, perché io so chi ho eletto e predestinato, e non credere al figlio di Pietro di Bernardone, e anche non chiedergli riguardo questa cosa, perché né lui né altri lo sa, se non io che sono il figlio di Dio; e perciò credimi per certo che tu sei nel numero dei dannati; e il figlio di Pietro di Bernardone, tuo padre, e anche il padre suo sono dannati, e chiunque lo segue è ingannato”.
E dette queste parole, frate Ruffino comincia a essere sì ottenebrato dal principe delle tenebre, che già perdeva ogni fede e amore ch’egli aveva avuto a santo Francesco, e non si curava di dirgliene nulla. Ma quello che al padre santo non disse frate Ruffino, rivelò lo Spirito Santo. Pertanto, vedendo in spirito santo Francesco tanto pericolo del detto frate, mandò frate Masseo da lui. (….). Frate Ruffino si mosse e andò da santo Francesco. E giungendo a lui frate Ruffino, gli disse per ordine tutta la tentazione che aveva avuta dal demonio dentro e di fuori, e mostrandogli chiaramente che colui che gli era apparso era il demonio e non Cristo, e che per nessun modo doveva egli acconsentire alle suggestioni: “ma quando il demonio ti dicesse ancora: Tu sei dannato, così gli devi rispondere: Apri la bocca; mo’ vi ti caco. E questo sia per te la prova, ch’egli è il demonio e non Cristo, ché quando gli avrai dato tale risposta, immediatamente fuggirà. E anche per questo dovevi ancora conoscere che egli era il demonio, perché ti indurì il cuore verso ogni bene; la qual cosa è proprio il suo compito: ma Cristo benedetto non indurisce mai il cuore dell’uomo fedele, anzi l’ammorbidisce, poiché dice per la bocca del profeta: Io vi toglierò il cuore di pietra e vi darò il cuore di carne”. (….)
E così frate Ruffino rimase tutto consolato e confortato per gli ammonimenti del padre santo e tutto mutato in meglio. Tornasi frate Ruffino alla cella sua nella selva, e standovi con molte lacrime in orazione, eccoti venire il nemico in persona di Cristo, secondo l’apparenza di fuori, e gli dice: “O frate Ruffino, non t’ho io detto che tu non gli creda al figlio di Pietro di Bernardone, e che tu non ti affatichi in lacrime e in orazioni, dato che tu sei dannato? Che ti giova affliggerti mentre sei vivo, che poi quando tu morrai sarai dannato?”. E subitamente frate Ruffino risponde: “Apri la bocca; mo’ vi ti caco”. Al che il demonio sdegnato, immediatamente si partì con tanta tempesta e rumore di pietre del monte Subasio ch’era in alto. Allora frate Ruffino s’avvide manifestamente che quello era il demonio, il quale l’aveva ingannato. E tornato da lui, Santo Francesco lo riconforta con dolci parole e lo manda tutto consolato alla cella. (….) (Da: I Fioretti di San Francesco, cap. XXIX, FF 1863).
Una risposta “colorita” ed efficace
E’ all’eremo delle Carceri, sopra Assisi, che frate Ruffino sperimenta questa terribile tentazione spirituale (Gesù la sperimenta nel deserto). Ecco qualche considerazione utile per noi oggi. Innanzitutto, anche un uomo di grande santità come Ruffino può essere tentato e crollare sotto i colpi del nemico. Nessuno deve ritenersi inattaccabile o presumere di essere così forte da poter resistere da solo alle insidie del Tentatore. San Paolo, in Efesini 6,1-10, parla proprio dell’armatura di Dio, cioè della grazia che il Signore stesso ci dona per resistere agli attacchi del Maligno. Il demonio è il padre della menzogna e si presenta anche come “angelo rivestito di luce” pur di ingannarti e distoglierti dalla verità che è Cristo. E’ di importanza fondamentale confidare la tentazione a chi mi può aiutare, senza vergogna. Ruffino si era isolato, e per questo si è messo in grande pericolo. D’altronde, la parola diavolo vuol dire “colui che divide”, e infatti insisteva perché Ruffino non andasse da Francesco, fosse separato da lui. Ma nella Chiesa nessuno viene giudicato perché è tentato, ma viene affiancato perché sia illuminato e liberato. Un uomo sapiente come Francesco sa suggerire a Ruffi no la risposta colorita e molto efficace per mettere in fuga il Tentatore. La concretezza dei santi…
Fratelli di San Francesco Convento di San Martino Secchia




