Mirandola, intermeeting Lions Club sul tema dell’HIV
Al recente intermeeting del Lions Club Mirandola con i Club di Finale Emilia e Castelfranco Emilia è intervenuto il patologo Guido Poli sul tema “HIV-AIDS 2026: ha ancora senso parlarne?”
Da sinistra Enzo Ragazzi, prof. Guido Poli, M. Vittoria Baraldini (LC Finale E.) e Vincenzo Gagliolo (LC Castelfranco E.)
Notevole interesse ha suscitato la serata del Lions Club Mirandola in intermeeting con i Club Lions di Finale Emilia e Castelfranco Emilia lo scorso 24 febbraio, in cui è stato ospitato, quale illustre relatore Guido Poli, professore ordinario di patologia all’Università Vita-Salute S. Raffaele (Milano) ed esperto virologo con alle spalle una lunga esperienza di lavoro col prof. Anthony Fauci, di Bethesda negli Usa. Il prof. Poli è originario di Poggio Rusco, dove ama tornare di tanto in tanto per trovare gli amici di un tempo, fra i quali anche Enzo Ragazzi, attuale presidente del LC Mirandola. L’argomento toccato nella sua relazione riguarda il calo di attenzione mediatica sull’AIDS che non coincide affatto con la scomparsa del virus HIV (virus dell’immunodeficienza umana) che lo causa e che rappresenta ancora una formidabile sfida per la salute pubblica mondiale. Il professore ha ricordato la scoperta del virus HIV avvenuta nel 1983 e la dimostrazione che è l’unica causa dell’AIDS, nel 1984. Il virus HIV nasce in Africa Centrale (Zaire/Ruanda), dove i primi studi evidenziarono la sua origine confinata agli scimpanzè, animali macellati e destinati all’alimentazione. La contaminazione degli africani con quel virus avvenne quindi facilmente. Poi nella storia più recente, il virus ebbe un passaggio ad Haiti, molto frequentata negli anni 70 del secolo scorso dagli omosessuali americani che lo portarono in USA e da qui si sparse in tutto il mondo. Da quel momento, si cominciò a chiamarlo col nome attuale di HIV: un nuovo tipo di virus, un retrovirus, che, una volta acquisito, non si può più eliminare dall’organismo umano. Le possibilità di contagio avvengono soprattutto per via sessuale e in minima parte per effetto di trasfusioni di sangue, o consumo di eroina, oppure per trasmissione da madre a feto/bambino. L’infezione con HIV, se non trattata con farmaci, è letale in oltre il 95% dei casi. Essa ha una fase iniziale di manifestazione entro i primi 2-3 mesi dal contagio, seguita da una lunga latenza clinica di 8-10 anni durante i quali il contagiato conduce vita pressoché normale. Comincia poi la fase terminale (di 1-2 anni) di vero AIDS conclusa con la morte. Dal 1996, però, è stata introdotta la terapia antiretrovirale di combinazione (cART) in seguito alla quale le morti per AIDS sono andate drasticamente calando. In particolare, rispetto al 2010, mentre le persone infettate nel mondo con l’HIV sono aumentate del 25%, le morti sono calate del 51% per anno, assieme al numero di nuove infezioni, anch’esse calate del 39% per anno. Tutto ciò è avvenuto grazie alla terapia cART che nel tempo è migliorata, diventando meno gravosa per gli infettati, con la progressiva riduzione (da 30 a 2) delle compresse da assumere ogni giorno. La cART ha realizzato oggigiorno la situazione U=U che significa Undetectable=Untransmissible, ossia se la carica virale nel sangue di una persona infettata con l’HIV non è rilevabile, allora quella persona, se in terapia, può concepire figli senza il rischio d’infettare il partner. Non esiste, però, un vaccino contro l’HIV. La ragione sta nel fatto che il nostro sistema immunitario non è in grado di eliminarlo, in quanto il virus è estremamente variabile e si nasconde nel DNA delle cellule infettate. Il contagio può essere evitato innanzitutto con la protezione nei rapporti sessuali, oppure, quando essa non sia stata adottata e si nutrano dubbi sull’eventualità del contagio, si può ricorrere a una profilassi preventiva che si fa abitualmente con farmaci da assumere per via orale su base quotidiana. Nonostante i progressi della scienza medica e farmacologica, in Italia si registrano ancora oltre 2300 nuove diagnosi di HIV all’anno (nel 2024), con trasmissione soprattutto per via sessuale. Tutti i rapporti sessuali non protetti con persone che non si conoscono sono potenzialmente a rischio. Un test effettuato entro 2-3 giorni da un rapporto a rischio consente di valutare se sottoporsi, o meno, alla profilassi post-esposizione temporanea con farmaci cART.
L’amara conclusione del professore è che nel 1980-90 non c’erano i social, ma se ne parlava di più, c’era più attenzione all’educazione sessuale e ai rischi della vita sessuale promiscua. Dopo l’avvento della cART (dal 1996 in poi) l’infezione da HIV e l’AIDS sono state considerate erroneamente malattie curabili e quindi derubricate dall’agenda politica, ma non bisogna mai abbassare il livello di guardia.
La serata si è conclusa con l’ingresso nel Lions Club Mirandola di un nuovo socio: Gianni Sprea, accolto con un caloroso applauso di benvenuto. I.P.




