Rubrica di spiritualità dei Fratelli di San Francesco /4
"Fuoco del divino amore". Nella Quaresima dell’anno francescano le riflessioni dei Fratelli di San Francesco sugli episodi della vita del Santo
A cura dei Fratelli di San Francesco Convento di San Martino Secchia
Il desinare di Chiara e Francesco
Santo Francesco, quando stava ad Assisi, spesso visitava santa Chiara dandole santi ammaestramenti. Ed avendo ella grandissimi desideri di mangiare una volta con lui, e di ciò pregandolo molte volte, egli non le volle mai dare questa consolazione. Onde vedendo i suoi compagni il desiderio di santa Chiara, dissero a santo Francesco: “Padre, a noi non pare che questa rigidità sia secondo la carità divina”. E santo Francesco rispose: “Pare a voi ch’io la debba esaudire?”. Rispondono i compagni: “Padre, sì, degna cosa è che tu le faccia questa grazia e consolazione”. Disse allora santo Francesco: “Da poi che pare a voi, pare anche a me, io voglio che questo mangiare si faccia in santa Maria degli Angeli, imperò ch’ella è stata lungo tempo rinchiusa in san Damiano, le gioverà vedere il luogo di santa Maria, dov’ella fu tonduta e fatta sposa di Gesù Cristo; ed ivi mangeremo insieme nel nome di Dio”.
Venendo dunque il dì ordinato a ciò, santa Chiara esce dal monastero con una compagna, e venne a santa Maria degli Angeli. E in questo mezzo, santo Francesco fece apparecchiare la mensa sulla piana terra, siccome era usato di fare. E fatta l’ora di desinare, si pongono a sedere insieme santo Francesco e santa Chiara, e uno dei compagni di santo Francesco e la compagna di santa Chiara, e poi tutti gli altri compagni s’acconciarono alla mensa umilmente. E per la prima vivanda santo Francesco cominciò a parlare di Dio sì soavemente, sì altamente, sì meravigliosamente, che discendendo sopra di loro l’abbondanza della divina grazia, tutti furono in Dio ratti. E stando così ratti con gli occhi e con le mani levate in cielo, gli uomini da Assisi, da Bettona e della contrada intorno, vedevano che santa Maria degli Angeli e tutto il luogo e la selva, ardevano fortemente, e pareva che fosse un fuoco grande che occupava la chiesa e il luogo e la selva insieme.
Per la qual cosa gli Assisani con gran fretta corsero laggiù per spegnere il fuoco, credendo veramente ch’ogni cosa ardesse. Ma giungendo al luogo e non trovando ardere nulla, entrarono e trovarono santo Francesco con santa Chiara con tutta la loro compagnia ratti in Dio per contemplazione seduti intorno a quella mensa umile. Di che essi certamente compresero che quello era stato fuoco divino e non materiale, il quale Iddio aveva fatto apparire miracolosamente, a dimostrare e significare il fuoco del divino amore, del quale ardevano le anime di questi santi frati e sante monache; onde si partirono con grande consolazione nel cuore loro e con santa edificazione. (Fioretti di San Francesco, cap. XV)
La carità secondo il cuore di Dio
San Francesco è invitato dai suoi frati ad accogliere il desiderio di santa Chiara di mangiare con lui, perché il rifiuto non è secondo la carità divina. Accogliere questo desiderio, il mangiare insieme, diventa un incendio, fuoco del divino amore. Cosa vuole dirci questo racconto? Non dobbiamo fermarci ai principi, regole o precetti ma guardare alla persona, ai desideri del cuore. Fare nostri i desideri che sono nel cuore del fratello e della sorella, il “mangiare insieme”, ci fa ardere del fuoco del divino amore.




