Il
In cammino con la Parola
Pubblicato il Marzo 13, 2026

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Vangelo di domenica 15 marzo, IV domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» (…). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (…) Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E’ un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Commento

A cura di Padre Andrea Fulco

Siamo anche noi pellegrini e viandanti in cerca di pace e di speranza. Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti e ci capisca e soprattutto che ci guarisca dal di dentro. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, ma purtroppo ci sono tanti ciechi nella nostra vita. Il cieco nato, non si sa per quale motivo lo sia, tuttavia ha subito le tenebre e la notte in tutta la vita. Ma quando non sai amare e non ti senti amato sei sempre nella cecità della notte. La Pasqua è proprio il passaggio luminoso dalla notte alla luce vera, dalla morte alla vita eterna. In questo cieco nato la Pasqua si avvicina con un gesto di ricreazione a vita nuova. La saliva gettata in terra e il fango che viene spalmato sugli occhi sono i segni della rinascita. L’unica cosa che conta non sono i peccati di una vita passata ma il coraggio di dire di no al male e di farsi guarire.

Dio mi apre gli occhi. Gesù apre gli occhi a questo cieco e toglie le squame di cecità a Saulo sulla via di Damasco. Per vedere, occorre far prima esperienza del buio e della notte proprio come la Veglia delle veglie che inizia in un buio totale che viene dischiuso dalle piccole fiamme di un bracere nuovo inaugurato dalla Pasqua. In questo contesto della festa delle capanne dove si celebrava la luce e l’acqua, il cieco trova la vista. L’invito a farsi lavare nella piscina di Siloe corrisponde al bisogno di vivere la grazia del battesimo che ci fa uomini illuminati e salvati. La fede aiuta l’uomo a vivere.

Non possiamo fare a meno dell’umanità. Una fede che non si interessi dell’umano non merita che ad essa ci dedichiamo (Bonhoeffer). I farisei mettono Dio contro l’uomo, ed è il peggior dramma che possa capitare alla nostra fede, a tutte le fedi: mostrano che è possibile essere credenti, senza essere buoni; credenti e duri di cuore. È facile ed è mortale. E invece no, gloria di Dio non è il sabato osservato, ma un mendicante che si alza, che torna a vita piena, “uomo finalmente promosso a uomo” (P. Mazzolari). Gesù, aprendo gli occhi al cieco, lo immerge in una nuova creazione, anticipazione del “non ancora” della vita eterna. Siamo chiamati a vedere la luce di quell’alba senza tramonto che è la resurrezione. La luce cammina con noi sempre e dobbiamo sempre farci raggiungere. “Ti fuggo o luce ma sempre sulla mia strada ti incontro” (David Maria Turoldo).

Non lasciamoci rubare la speranza e perseveriamo nel cammino della fede perché Dio ci possa toccare e, dopo cha ha fatto questo, proclamare con la vita le grandi opere di Dio. Non solo riusciamo a toccare il lembo del suo mantello per essere risanati come l’emoroissa, ma è bello riuscire a lasciarci toccare dal suo alito di vita per essere vivi e pieni di speranza. La guarigione dell’anima fa intravedere la luce di Dio anche dagli occhi chiusi dal torpore e dalla superficialità della vita. Non siamo ciechi perché abbiamo una vita sbagliata, camminiamo nel buio perché non cerchiamo le finestre, gli spiragli di vita che solo il contatto con Gesù ci può dare.

L’opera d’arte

Carl Heinrich Bloch, Gesù guarisce il cieco nato (1877). Le scene della vita di Cristo sono una celebre serie di 23 dipinti realizzati per la cappella del Castello di Frederiksborg in Danimarca da Carl Heinrich Bloch, pittore danese, formatosi studiando le opere dei grandi maestri in Olanda e in Italia. Del ciclo fa parte la guarigione del cieco, che vediamo qui a fianco, ambientata in uno spazio delimitato da mura chiare che riflettono una luce calda. Al centro si erge la figura di Gesù, con una veste rossa coperta da un mantello blu scuro, colori tradizionali che alludono alla sua natura divina e umana.

La sua postura è calma e solenne: leggermente inclinato verso l’uomo inginocchiato, la mano tesa in un gesto delicato che trasmette compassione e autorevolezza. Accanto a lui, quasi a terra, si trova il cieco, magro e segnato dalla sofferenza, avvolto in un misero panno. Il gesto con cui tende la mano verso Gesù esprime tutta la fiducia e la speranza che ripone nel Maestro. Il contatto tra le due mani diventa il fulcro emotivo del dipinto: è il punto in cui la misericordia divina incontra la fragilità umana. Attorno alla scena si raccolgono varie figure: alcuni osservano con stupore, altri con dubbio o in silenziosa contemplazione.

V.P.

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