I frati a Carpi nel corso dei secoli
La presenza a Carpi dei Minori Osservanti e dei Cappuccini, da San Nicolò a Santa Maria Maddalena
di Andrea Beltrami
Riprendiamo il tema dei cenobi francescani nel nostro territorio cercando di approfondirlo con qualche notizia tratta dagli appunti degli storici locali. Iniziando dai Minori Osservanti, sappiamo che entrarono nel convento di San Nicolò in Carpi il 16 gennaio 1457 e sette anni dopo ne ottennero una formale donazione dai Pio. L’edificio sacro non era quello che vediamo adesso; fin dagli inizi del XII secolo si ha notizia di una chiesa dedicata a San Nicolò posta fuori dal perimetro murario della città, affidata a un curato. Con l’ampliamento delle mura, nel XV secolo, la chiesa venne inglobata nel contesto urbano. Il numero dei religiosi cresceva e gli spazi ospitanti diventavano sempre più insufficienti, così come la chiesa e le strutture ad essa connesse.
Grazie alla magnificenza del principe Alberto III si aprì il cantiere per l’edificazione del monumentale tempio (siamo alla fine del Quattrocento), seppure con interruzioni dovute a motivi politici e di gestione. I lavori riprendono nel 1507 e proseguono fino al 1516. Cinque anni dopo la chiesa è pronta ad accogliere un grande numero di frati che convergono a Carpi per il Capitolo generale e con essi molti personaggi illustri, tra cui Nicolò Machiavelli. Da questo momento i frati continuano l’attività di culto e di predicazione, risiedendo e officiando in San Nicolò fino al 1810 quando per decisione del Governo italiano vennero allontanati dal complesso lasciando la custodia a padre Giovanni da Sant’Apollinare, il quale continuò il suo servizio per nove anni. Nel 1820 i frati riprendono la vita nel convento di San Nicolò grazie all’aiuto del duca di Modena Francesco IV, che contribuì a ripristinare le parti andate in rovina o distrutte durante l’assenza dei religiosi. Una ulteriore soppressione la ritroviamo nel 1866 per poi vedere ritornare i frati più di dieci anni dopo. Da allora hanno assicurato una presenza duratura e continuativa fino alla loro partenza definitiva da Carpi avvenuta nel 2019.
Su istanza di molti cittadini, la comunità di Carpi decretò l’istituzione dei Padri Cappuccini nel 1571, approvata nove anni dopo dal duca di Ferrara Alfonso II. La destinazione iniziale che gli venne affidata fu un fabbricato attiguo alla chiesa di Sant’Antonio (situata sull’odierno corso Cabassi) e successivamente si scelse un luogo più adatto e lontano dalla città sulla via che conduceva a Correggio, in località Villanova (presso l’attuale incrocio di via Bollitora con via Nuova Ponente). Il 21 settembre 1583 venne eretta una croce e l’anno successivo ci fu la posa della prima pietra della nuova chiesa (dedicata alla Santissima Trinità) e dell’annesso convento, alla presenza del padre generale dell’Ordine padre Girolamo del Fiore. Vi dimoravano nei primi anni ventiquattro religiosi che si prestarono con grande spirito di servizio alla cura degli appestati durante l’epidemia del 1630. Tale assistenza e carità verso i bisognosi non passò inosservata tanto che grazie a donazioni di famiglie e sacerdoti carpigiani, il complesso conventuale dei Cappuccini poté giovare di restauri e completamenti altrimenti difficili da realizzare per il costo e l’impegno finanziario. Tra i tanti arredi presenti ricordiamo un dipinto del Guercino raffigurante Santa Maria Maddalena. Il numero dei religiosi presenti in convento aumentò significativamente grazie anche al trasferimento a Carpi del noviziato da Piacenza e dall’intera Provincia lombarda. La chiesa fu consacrata solo nel 1718 dal vescovo di Modena Stefano Fogliani e nell’occasione cambiò pure la dedicazione in Santa Maddalena.
Nel 1725 viene dato ordine ai fratelli conventuali di lasciare il convento carpigiano per unirsi alle comunità di Concordia e Mirandola, ordine presto revocato e rientrato per volontà ducale. Qualche anno più tardi, però, la decisione di ridurre i complessi monastici interessa anche Carpi e, se inizialmente i Cappuccini ne furono dispensati poiché ospitavano il noviziato, nel 1783 la soppressione divenne definitiva. Il complesso fu affidato all’Opera Pia detta “delle Dame” ma un incendio successivo distrusse la chiesa, le opere d’arte tra cui il dipinto del Guercino, e parte dei fabbricati annessi. Rimane il toponimo “la cappuccina” tuttora esistente presso una struttura di via Nuova Ponente a ricordo del complesso sorto nelle vicinanze ed ora sommariamente superstite in una piccola costruzione difficilmente identificabile in via Bollitora.




