70° del Carpi 1, incontro con l’avvocato Cosimo Zaccaria
Nell’ambito della rassegna “Eravamo 4 amici all’Eden”, organizzata per il 70° del gruppo Agesci Carpi 1, si è tenuto l’incontro dal titolo “Storie sotto processo” con l’avvocato Cosimo Zaccaria, che ha proposto un apprezzato approfondimento sulla realtà delle carceri
di Nicola Marino
Da sinistra Nicola Marino, che ha introdotto l’incontro, e Cosimo Zaccaria
In una cornice di pubblico attento e partecipe, si è svolto nei giorni scorsi il secondo appuntamento della rassegna “Eravamo 4 amici all’Eden”, la serie di aperitivi con “ex” del gruppo scout, in occasione del 70° del gruppo Agesci Carpi 1.
L’iniziativa era intitolata “Storie sotto processo” e ha avuto come protagonista l’avvocato Cosimo Zaccaria, noto penalista del Foro di Modena.
Con lui abbiamo ripercorso alcuni casi di cronaca nera tra i più eclatanti, come il delitto di Alice Neri, un femminicidio con tanti aspetti che hanno fatto riflettere la platea, grazie alla narrazione di Zaccaria che ha permesso di andare oltre l’aspetto mediatico e sensazionalistico che hanno contornato tutta questa vicenda.
Si è poi approfondito il tema del carcere. Grazie al punto di vista privilegiato di Cosimo, profondo conoscitore dell’ambiente grazie al fatto di avere difeso sia detenuti che guardie carcerarie, siamo “entrati” oltre le sbarre e compreso la gravità di una situazione oramai insostenibile e disumana, fatta di grave sovraffollamento, pesanti carenze nei percorsi rieducativi, tasso di suicidi altissimo, non solo tra i detenuti ma anche tra le guardie carcerarie.
Una situazione del genere deve far riflettere tutti, e convincere ognuno di noi e quindi i decisori politici a investire sulle carceri, per restituirgli quel ruolo di recupero sociale che dovrebbe ispirare il percorso detentivo.
Dai tanti racconti, è stato chiaro quanto lo scautismo abbia inciso sul percorso professionale di Cosimo: nella capacità di assumersi delle responsabilità, che si impara con i ruoli in una squadriglia e nella vita si affinano continuamente; nella capacità di “leggere” le persone e di andare oltre la superficie, per capire davvero il loro vissuto; fino all’allenamento a non farsi guidare dal pregiudizio anche nei casi che sembrano moralmente inaccettabili, per lavorare su quel diritto alla difesa che deve essere garantito a tutti.
Un incontro molto apprezzato, che ci ha permesso di mettere in discussione tanti stereotipi e pregiudizi che abbiamo su carcere, delitti e presunti colpevoli.




