Rendete
In cammino con la Parola
Pubblicato il Aprile 10, 2026

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre

Commento al Vangelo di domenica 12 aprile, II domenica di Pasqua “della Divina Misericordia”

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento

A cura di Padre Andrea Fulco

In questa seconda domenica di Pasqua anche noi, come Tommaso, abbiamo bisogno di vedere per credere. Ma la migliore evidenza della fede è il cuore che ama e che si rende disponibile all’incontro. Tommaso viene a sapere dai suoi fratelli che Gesù è risorto ma ha bisogno di toccare, di vedere, di rendersi conto in prima persona che tutta questa storia non è una “fake” ma corrisponde al reale. In questo cinismo umano, a volte criticato e contestato, ci siamo tutti, perché tutti, compresi noi cristiani, a volte non solo sperimentiamo il dubbio ma sfioriamo l’ateismo pratico. La Gaudium et spes ci metteva in guardia da quell’atteggiamento relativistico che induce molti cristiani a vivere come se Cristo non fosse mai esistito. Malgrado ciò Gesù non ci critica né ci condanna, anzi, si lascia toccare e poi, come nel cenacolo, alita sugli apostoli lo Spirito Santo: lo Spirito della Misericordia.

La chiesa ha bisogno di misericordia! La Misericordia dal termine greco (splagchna) ricorda le viscere materne e quindi ci immerge in un atteggiamento di tenerezza e di comprensione. Chi è misericordioso esprime una compassione materna per tutti, proprio come desidera Gesù, che non a caso ha ricordato che solo “chi ascolta la mia parola e la mette in pratica diviene mio fratello, sorella e madre”. La misericordia ci insegna che quello di Gesù non è un semplice buonismo senza giustizia, ma uno sguardo compassionevole su tutti, in particolare verso chi sbaglia, affinché abbia la possibilità di rientrare in sé, come il Figliol prodigo, per ritrovare l’abbraccio del Padre. Chi ama senza condannare vive la dimensione divina della Misericordia. In questo Van- delle apparizioni Gesù mostra nei confronti di San Tommaso un atteggiamento di profonda comprensione. Lo invita a toccare le sue piaghe: “metti qua il tuo dito e non essere più incredulo ma credente”. Dobbiamo anche noi toccare il corpo di Cristo trasfigurato e risorto per imparare ad amare e a credere. Anche noi senza vedere desideriamo credere e fare questa esperienza di intimità.

Grazie alle piaghe dei cuori spezzati di tanti fratelli tristi e provati dal dolore, possiamo rinnovare la nostra fede nel Cristo Risorto. Gesù ci insegna a dialogare con tutti e a stabilire rapporti sinceri di amicizia e intimità per esprimere la fede contro ogni speranza. Cristo è vivo e un anelito della Sua vita è presente in chiunque incontriamo: nel malato, nel carcerato, nell’immigrato, nel senzatetto e in chi sta elemosinando attenzione e affetto. Grazie a questa domenica spalanchiamo il cuore e invochiamo con Santa Faustina Kowalska il dono della misericordia: “per la sua dolorosa passione Gesù abbia misericordia di noi e del mondo intero”. In questa preghiera canonizzata da San Giovanni Paolo II sperimentiamo la bellezza di invocare per nome la Misericordia che salva i peccatori dalla morte eterna. In questa seconda domenica di Pasqua sentiamo ancora risuonare l’annuncio delle donne. Esse ci invitano a guardare Cristo indicandoci dove incontrarlo affinché parli al nostro cuore, ci liberi dalla paura di credere e ci aiuti ad uscire dai nostri sepolcri. Ognuno segue la sua natura, Cristo segue la sua, quella di essere infinitamente Misericordioso.

L’opera d’arte

Mosè riceve la legge e Incredulità di San Tommaso, avorio, (fine del X secolo), Berlino, Staatlichen Museen. Risale all’epoca dell’impero di Ottone III, in cui si sviluppò, così come durante tutto il X secolo, una fioritura delle cosiddette – a torto – “arti minori”, quali la miniatura e la produzione di oggetti di avorio, questo dittico realizzato a Trier in Germania, l’antica città romana di Treviri. Erede della tradizione tardoantica dei dittici eburnei, l’anonimo artista se ne distacca, tuttavia, a favore di una composizione più movimentata.

Lo spazio verticale, ristretto dalle cornici a foglie, è occupato da figure allungate: nel pannello con l’Incredulità di San Tommaso (a destra), l’apostolo si protende, non senza fatica, per toccare il costato di Gesù, in piedi su di una specie di podio, che si scosta la veste e ripiega il braccio sulla testa per aiutarlo nel gesto. L’enfasi quasi espressionistica per i particolari anatomici, come le mani, i piedi e i capelli, fanno della scena un’opera di sorprendente modernità. “Infer digitum tuum huc” (“metti qui il tuo dito”) si legge in alto all’interno della cornice: piace vedere, metaforicamente, nell’arrampicarsi di Tommaso, lo slancio del credente che cerca di aderire sempre più al Signore.

V.P.

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