Il
In punta di spillo
Pubblicato il Aprile 10, 2026

Il senso della Pasqua come cammino interiore per diventare liberi

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

La Pasqua prende il nome da Pesack, in ebraico passaggio. In origine ricordava la transumanza delle greggi le quali, terminato l’inverno, si addentravano nel deserto in cerca di vita. Poi fu la Pasqua del popolo d’Israele schiavo in Egitto. Una vicenda epica che riportò gli eredi di Giacobbe nella Terra Promessa. Un cammino di libertà, durato quarant’anni, il tempo di assistere ad un cambio generazionale, con tutto ciò che comporta la perdita dei protagonisti della prima ora ed anche quella della memoria che tiene vivo il motivo del cammino. Per noi, infine, Pasqua è il mistero dei misteri di Dio, quando ci ha mostrato in Gesù il nostro destino. Un cammino di progressiva liberazione dall’egoismo all’amore, per arrivare alla frontiera della morte ed entrare nella pienezza della vita. Per il popolo ebraico come per il cristiano, Pasqua rimane comunque un cammino verso la libertà. L’idea del cammino ce la regala ogni anno il Mercoledì delle Ceneri. Quello è l’istante in cui la Chiesa ci domanda di metterci in strada. Anche le chiese, nei loro addobbi, si vestono di sobrietà, attraverso una spogliazione che rimanda all’essenzialità. Al cristiano viene chiesto il digiuno, per ricordargli l’importanza di sapere dire dei noi all’istinto, quello che, assecondando i desideri, ci fa dimenticare che la vita è invece una vocazione, una chiamata a trascendere le nostre passioni. O, per dirla col poeta austriaco Rainer Maria Rilke, un modo per purificare “il sangue buio”, quello che ci spinge al male e che scorre nelle nostre vene. La Chiesa ci ha messo poi in cammino anche col rito delle Ceneri, portandoci a riflettere sul nostro destino terreno, l’incontro con la “livella”, per dirla con Totò, ridando il giusto valore alle persone e alle cose.

Arrivati a Pasqua siamo qui a chiederci: quanto abbiamo camminato verso la libertà? Quanto siamo cresciuti sgombrando la cantina del vecchiume che vi avevamo depositato? Quanto il sangue buio, pieno del colesterolo delle nostre tristezze, s’è fatto leggero e capace di portare salute? In definitiva, quanto, arrivati a Pasqua, possiamo dire di essere più liberi? Parlare di libertà ai nostri giorni è una delle cose che maggiormente si prestano all’equivoco. Tutti sono convinti di possederla, ma forse mai come oggi, ce ne siamo sbarazzati accontentandoci di fare nostra qualche sua caricatura. Il fatto è che nessuno pensa più che la libertà sia un fatto interiore, il superamento di quanto ci impedisce di essere più umani, più capaci di pace quando, liberi dai nostri egoismi, cominciamo a parlare l’alfabeto della fraternità. Oggi la libertà non parte più dal cuore, ma è diventata ideologica, suggerita dai poteri dominanti, siano essi mediatici, politici, legati a qualche Pride di piazza o alla cultura dei consumi… Tu non sei libero perché ti sei allontanato dalle tue schiavitù, ma perché ti sei sintonizzato con chi ha il potere di dirti cosa pensare, cosa dire, cosa fare, cosa mangiare. Non a caso è un dato di fatto che nessuno oggi digiuna più per motivi religiosi. Oggi lo si fa perché è l’influencer che ti dà la dieta per metterti in forma. Oppure si pensa in funzione di ciò che il mondo ti suggerisce, per dirti che sei al passo coi tempi. Non importa se spesso quanto ti dice è male. Nulla ha più fascino dell’illusione, soprattutto se ti risparmia la fatica di pensare con la tua testa. Se questa è la vera fatica per diventare liberi, va da sé che la Pasqua non può esaurirsi in qualche rito, per quanto carico di fascino. Essa spinge, grazie ai doni del Risorto, a restare nel cammino di crescita intrapreso o intravisto, in quella transumanza verso i pascoli della libertà da vivere nei giorni che il Signore ci assegna, in attesa di quel passaggio definitivo che sarà la nostra morte, come porta aperta verso l’Eternità.

Preghiera per la pace sabato 11 aprile in Cattedrale a Carpi
In concomitanza con la Veglia presieduta da Papa Leone XIV in San Pietro, sabato 11 aprile, nella Cattedrale di Carpi, il Rosario alle 17.20 e, a seguire, la Messa prima festiva alle 18, saranno due momenti di particolare preghiera per la pace
di redazione@notiziecarpi.it 
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