Sogni e visioni secondo Leone XIV. L’ora dei pionieri coraggiosi
Attualità, Chiesa, Editoriali

Pubblicato il

2 Settembre 2026
Editoriale

Sogni e visioni secondo Leone XIV. L’ora dei pionieri coraggiosi

di Luigi Lamma

Si è capito fin dalle prime ore del mattino che, quel sabato 22 agosto 2026, non sarebbe stata una giornata come le altre al Meeting di Rimini. Parcheggi rapidamente occupati, code agli ingressi… L’attesa per la visita di Leone XIV, quarantaquattro anni dopo Giovanni Paolo II, è palpabile, l’organizzazione è messa alla prova per rendere fruibili almeno gli incontri della mattina. Puntualissimo, reduce dalla visita a San Marino, il Papa arriva in Fiera ed inizia un tour tra i padiglioni un po’ a piedi e un po’ con una piccola auto elettrica. Due soste per altrettante mostre, quella su Sant’Agostino e sull’imprenditore Leon Harmel, e due per salutare quelli che non hanno trovato posto nel grande Auditorium. “Ciao ragazzi!”: alla fine anche il Papa ha ceduto alla calorosa accoglienza che gli è stata tributata e che ha ricambiato con visibile partecipazione. Certi momenti è bello viverli e la presenza del Papa poi assume un significato che va oltre il contesto specifico, anche se importante e meritevole anch’esso di una parola forte, di incoraggiamento, di chiarezza.

Il discorso pronunciato al Meeting, infatti supera le dinamiche dei rapporti tra la Santa Sede e Comunione e Liberazione, e rappresenta un punto di svolta per tutta la chiesa italiana, non a caso, ripreso e rinforzato dal cardinale Matteo Zuppi, l’indomani nella celebrazione eucaristica, sempre per il popolo del Meeting. L’attualità sta sullo sfondo, come già lo era nel 1982 con Giovanni Paolo II, ma, inevitabilmente, detta le condizioni: Leone XIV comincia infatti da Francesco e dalla Fratelli tutti che “ci ha insegnato a coltivare l’amicizia sociale, che rappresenta il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità” e da qui “possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone.

Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo: voi lo sapete, perché siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare”. “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone” è una delle frasi che più ha richiamato l’attenzione dei commentatori ma in realtà trova il suo contesto nel balzo che il Papa ha fatto portando l’esperienza del Meeting nella tradizione della Chiesa perché è alla Gaudium et spes che bisogna guardare e da quel documento sentiamo la chiamata: “è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura”.

Ecco “l’ora della responsabilità” interpella tutti. Come? Con il sano realismo della misericordia “per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità”. Poi quello che appare il vero e proprio cuore del messaggio di Leone XIV: “Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”. Se non è un programma di lavoro questo, dove l’impegno è richiesto non soltanto a chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione ma “ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”.

Riaccendere “sogni e visioni” quanto è necessario in questo tempo dove accanto all’opera dei “tiranni” ai affianca quella dell’Intelligenza Artificiale. “Sogni e visioni” per rispondere ad una domanda di senso che via via riaffiora con sempre maggiore frequenza ed insistenza, lo confermano anche i nostri sacerdoti ed educatori e lo ha ricordato anche il Papa “entro circostanze storiche che riattivano le domande più umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace”. In realtà è questa la vera sfida che si pone davanti alle nostre comunità, siano esse di Carpi o di Modena, al di là dell’unificazione delle diocesi, delle alchimie pastorali, la Chiesa c’è e si sta attrezzando con impegno.

La Chiesa, appunto, da “amare sempre”, da “preservare nell’unità”, “cari amici, amate e preservate l’unità della ‘compagnia’ attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”: questo vale per tutti. Poi un interessante passaggio sulla sinodalità che “non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo. Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia. Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi”. Prima le persone poi i confini, l’ora delle responsabilità, pionieri coraggiosi, sogni e visioni, Chiesa da amare e da preservare nell’unità, sinodale… sono queste alcune delle parole d’ordine che il linguaggio di Leone XIV, sempre pacato nei toni ma forte nelle affermazioni, affida a tutti noi animati da quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”.

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