Difficile
In punta di spillo, Rubriche
Pubblicato il Febbraio 24, 2021

Difficile dialogo

Quando la politica tocca nervi sensibili

Dal numero del 7 Febbraio 2021

di Bruno Fasani

 

Mi scrive un amico: «Questa volta non ho capito il tuo affondo sui vescovi americani che hanno condannato le posizioni di Biden su aborto… Grazie se mi aiuti a capirlo». Un altro lettore, con meno garbo, ci va giù di brutto. Riepilogo per spiegarmi meglio. La scorsa settimana dicevo che, tra gli applausi del mondo al nuovo presidente degli Stati Uniti, il giorno del suo insediamento, a metterci la faccia e a perderla, almeno dal mio punto di vista, erano stati i vescovi americani. Infatti, il giorno dopo l’elezione, il loro presidente ha dichiarato: «… si deve sottolineare che Joe Biden si è impegnato a perseguire determinate politiche che promuoveranno i mali morali e saranno contrarie alla vita e alla dignità umana, soprattutto nelle aree dell’aborto, della contraccezione, del matrimonio e della questione del genere».

Mi fermo un attimo sulla tempistica, ossia il giorno dopo che il cattolico Biden viene ufficializzato nel suo nuovo impegno. E mi chiedo: era quello il momento più opportuno per fare questa presa di distanza, o questa discesa in campo a gamba tesa non ha rischiato di sembrare la delusione per l’arrivo di un presidente che non corrisponde alle aspettative dei cattolici? Il messaggio che ha rischiato di passare è stato: se restava Trump oggi non avremmo di queste preoccupazioni. Che qualcuno nella Chiesa la pensi così non è del resto un mistero, se dobbiamo dar retta al vescovo Viganò, molto amico di qualche pastore oltre Atlantico, che da mesi faceva pregare vescovi e cattolici perché alla Casa Bianca restasse il Donald. E qui mi sorge una seconda domanda: ma davvero Trump incarnava meglio il sentire della Chiesa?

È chiaro che il rischio, a questo punto, è quello di una chiesa lacerata da posizioni ideologiche. Che il rischio non sia così campato in aria, lo prova il fatto che molti vescovi si sono dissociati apertamente da questa presa di posizione dei loro vertici, rendendo palese la spaccatura della Chiesa americana, appiattita dalla politica su binari che sembrano non incontrarsi mai, anziché correre insieme sulle rotaie del Vangelo. Ma qui vorrei introdurre un ragionamento per venire più vicino a noi, soprattutto per rispondere al secondo lettore che, vedendo nel mio scritto una contiguità con la Sinistra, con una certa crudezza mi chiede se avrei votato Biden, nel caso fossi stato un cittadino americano.

Anziché rispondere, però adesso la domanda la faccio io ad ogni cattolico che mi legge: alle ultime politiche, quelle del 2018, hai votato a Sinistra o a Destra? A Sinistra sai che sui temi etici sono perfettamente in sintonia con le posizioni del partito Democratico di Biden. E allora perché l’hai votata? Se hai votato a Destra sai perfettamente che quelle parti non sono esattamente una succursale della Caritas, spazio di accoglienza e di tolleranza. E allora perché l’hai votata?

Origene, nel terzo secolo d.C., diceva che bisognava combattere le leggi che non erano in sintonia col cristianesimo, piegando lo Stato alle leggi evangeliche. Il suo contemporaneo Eusebio da Cesarea ipotizzava invece di fare del cristianesimo un impero alla stregua dei romani. Cosa che troverà applicazione di lì a poco con Costantino. Oggi nessuno potrebbe sostenere queste tesi, rischiando di fare delle nostre democrazie degli Stati teocratici, governati col catechismo. Sapendo che nessun Biden e nessun Trump saranno mai la risposta ai nostri ideali evangelici, quello che ci è chiesto è vivere dentro la storia con coscienze mature e limpide, capaci di dire no quando ci venisse chiesto di tradire i valori che ispirano il nostro vivere. Scegliere un partito è questione di coscienza ma quasi sempre è anche la scelta del male minore, senza che questo ci autorizzi a trasformare gli altri in nemici, nella Chiesa e nella società. Magari giustificandolo nel nome di Dio.

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