Trenta denari: 900 km a piedi, da Buchenwald a Fossoli
Attualità, Cultura e Spettacoli

Pubblicato il

7 Giugno 2021

Trenta denari: 900 km a piedi, da Buchenwald a Fossoli

Giovedì 10 giugno l'arrivo dell’artista italo-tedesca Diana Pacelli

 

Giorno 31 a Bolzano

Giovedì 10 giugno si concluderà il lungo cammino di Diana Pacelli, quando l’artista italo-tedesca arriverà ai cancelli del Campo di Fossoli, a Carpi, dopo un cammino di circa 900 km che, percorsi a piedi, l’hanno condotta, in 40 giorni, dal Memoriale di Buchenwald sino alla città emiliana in cui ha sede il campo di transito dal quale passarono circa cinquemila deportati, la metà dei quali di origine ebraica, tra cui anche Primo Levi e la famiglia Fiano.

Il progetto artistico “Trenta denari” indaga la responsabilità della memoria e il ruolo dell’arte come agente della memoria collettiva. Attraverso la realizzazione del cammino, l’intenzione è quella di confrontarsi con il tema negletto della delazione durante la Repubblica Sociale Italiana e arricchire dunque di nuovi impulsi la dialettica della narrazione storica.

Durante tutto il cammino, sin dalle porte del campo di Buchenwald, l’artista ha indossato, sul retro della testa, una maschera che la raffigura con gli occhi chiusi: tale maschera, sorta di ‘Giano bifronte’, sarà rimossa solo al termine del percorso, alle porte di Fossoli. Il materiale fotografico e audiovisivo raccolto durante il percorso sarà successivamente elaborato in una forma narrativa altra che, includendo stralci di testimonianze, ibridi le stratificazioni della memoria in un racconto multiforme aperto a successive riletture.

“Camminare – commenta Diana Pacelli – diviene il modo per collegare luoghi, storie, memorie, aspirazioni, lutto, non solo fisicamente ma anche mentalmente, simbolicamente. I pellegrinaggi iniziavano con il mettersi in cammino verso il santuario di destinazione: l’avvicinarsi al santuario avveniva al contempo attraverso un percorso fisico e spirituale. Camminare ci consente di situarci nel presente, di dare spazio al nostro pensiero, di renderlo esperienza incarnata. E nel mio caso auspica a divenire esperienza incarnata di un’identità tesa tra due estremi uniti da un baratro”.

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