Verso un’economia “carbon neutral”
Attualità, Il Settimanale

Pubblicato il

10 Giugno 2021

Verso un’economia “carbon neutral”

L’esperienza del carpigiano Guido Barbieri, co-fondatore di Phoresta Onlus, società specializzata in progetti di compensazione della CO2 per le aziende.

di Alessandro Cattini

 

 

A metà maggio il prezzo del carbonio sul mercato regolamentato dell’Unione Europea (ETS – Emissions Trading System) ha raggiunto i 56 euro per tonnellata, il valore più alto dalla sua fondazione nel 2005. Significa che per le imprese tenute per legge a prendere parte a questo mercato (oltre 10mila centrali energetiche e impianti industriali, e le compagnie aeree che collegano i Paesi Europei corrispondenti a circa il 45 per cento delle emissioni di gas serra dell’Unione, spiega Lifegate) diventa sempre più costoso sforare il “tetto” massimo di emissioni di anidride carbonica loro concesse, che si abbassa di anno in anno (cfr “Perché in Europa il prezzo della CO2 è ai suoi massimi storici e cosa significa per la transizione ecologica”, lifegate.it).

Una “borsa valori” per la CO2

Il mercato europeo della CO2 è simile a una borsa valori in cui invece di scambiarsi azioni ci si scambia diritti a emettere quantità di CO2 denominate “crediti di carbonio”. Un credito di carbonio corrisponde a una tonnellata di CO2 equivalente non emessa, o assorbita dall’atmosfera. Le imprese virtuose, in grado di ridurre drasticamente le proprie emissioni rimanendo al di sotto di una certa soglia, maturano crediti di carbonio che possono vendere alle imprese meno virtuose, in modo da “aiutarle” a compensare la CO2 in eccesso e a non incorrere nelle multe per gli sforamenti del tetto di volta in volta prestabilito.

Il recente aumento dei prezzi dei crediti di carbonio, sostengono alcuni analisti, è la prova che il sistema ETS sta ottenendo alcuni degli effetti sperati. Più il prezzo si alza, più diventa sconveniente per le aziende meno virtuose acquistare crediti invece di implementare le innovazioni necessarie a ridurre le proprie emissioni. Secondo Lifegate, “una quotazione superiore ai 100 euro a tonnellata potrebbe rendere le tecnologie a basse emissioni nettamente più competitive rispetto a quelle convenzionali e inquinanti”.

L’attività di Phoresta Onlus

Per il momento il mercato europeo della CO2 coinvolge solo i grandi emettitori. A fianco del mercato regolamentato, tuttavia, ne esiste uno volontario accessibile a tutte le imprese che stiano intraprendendo una transizione ecologica. Ne abbiamo parlato con Guido Barbieri, agronomo carpigiano e co-fondatore di Phoresta Onlus insieme al commercialista Carlo Manicardi.

“Phoresta opera nel mercato volontario della CO2 spiega Barbieri – offrendo assistenza a diverse aziende attive specialmente in Lombardia ed Emilia-Romagna. Ci occupiamo sia del calcolo delle emissioni legate ai processi produttivi, sia di proporre alle imprese progetti di riforestazione o rigenerazione di servizi ecosistemici da finanziare per compensare la CO2 che non è ancora possibile ridurre in altro modo”. Fondata nel 2011, Phoresta è nata dall’incontro di professionalità eterogenee che hanno saputo cooperare coniugando la conoscenza delle normative e la capacità di intrattenere relazioni con le aziende con l’accuratezza scientifica degli interventi volti ad arginare gli effetti del cambiamento climatico. Il tutto ovviamente sostenuto dal desiderio di “fare qualcosa non solo per noi, ma per il bene collettivo”, per usare le parole di Barbieri… continua a leggere.

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