Festa del papà, storie di legami che guardano al futuro
Attualità, Carpi, Mirandola

Pubblicato il

18 Marzo 2026

Festa del papà, storie di legami che guardano al futuro

In occasione della Festa del papà, che ricorre il 19 marzo, memoria di San Giuseppe, le testimonianze di tre padri: Franco Mestieri con le figlie Samuela e Marica alla guida di Samasped, Luigi Cavazzuti e la vocazione del figlio don Francesco, Michele Panza in cammino con i figli adolescenti Marialuce e Giovanni

Franco Mestieri con le figlie Samuela e Marica

 

Il cuore di un’impresa – Papà Franco Mestieri e le figlie Samuela e Marica sono alla guida della Samasped e del C.A.D.

di Maria Silvia Cabri

Un’azienda familiare molto coesa, in perfetto equilibrio tra il passato, inteso come fondazione e coraggio, il presente e il futuro, rappresentato dallo studio e dall’innovazione. Alla Samasped International Srl e al C.A.D. (Centro di Assistenza Doganale) Mestieri Srl, il lavoro, infatti, è un “affare di famiglia”. L’origine stessa del nome lo testimonia: “Samasped”, ideato dal fondatore Franco Mestieri, nasce dalla fusione delle prime due lettere del nome della prima figlia (Samuela) e di quelle della seconda figlia (Marica), con l’aggiunta di “sped” per la professione di “Spedizioniere Doganale Doganalista” dello stesso Mestieri. Sono stati lui e la moglie Franca Pirolo a fondare l’azienda nel 1981, poi nel 2000 è entrata a lavorare la figlia Marica e l’anno dopo Samuela. E ora si è già alla terza generazione con le nipoti.

 

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Don Francesco Cavazzuti con il papà Luigi
(Foto Attualità Marchi di Enrico Forapani – Mirandola)

 

Come il seme che porta frutto – Il papà di don Francesco Cavazzuti, Luigi, racconta come ha accolto e accompagnato la vocazione del figlio

di Virginia Panzani

Luigi Cavazzuti è il papà di don Francesco, nonché fratello dell’indimenticato don Francesco (1934-2021), a lungo missionario nella Diocesi di Goiás in Brasile. Ha altri tre figli: la maggiore, Chiara, e i più giovani, Davide e Teresa. Quando il secondogenito Francesco, laureato in medicina veterinaria, dopo aver lavorato nel settore dell’allevamento per una decina di anni, ha comunicato alla famiglia la decisione di entrare in Seminario, i genitori non se l’aspettavano. Racconta Luigi con franchezza: “Io e mia moglie Daniela siamo stati colti di sorpresa. Francesco era già oltre i trent’anni e aveva un’attività ben avviata come veterinario. Non c’era stata alcuna premessa, per così dire, visibile per fare pensare a questa scelta. Dopo un primo momento di comprensibile smarrimento, non abbiamo frapposto ostacoli e da allora abbiamo accompagnato Francesco nel suo cammino fino ad oggi”.

 

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Michele Panza con i figli Marialuce e Giovanni

 

Che bello camminare con voi! – Michele Panza, mirandolese, educatore professionale e papà di due figli adolescenti, tra ricerca di autonomia e confronto sincero

di Virginia Panzani

Nel suo lungo servizio come capoclan del gruppo scout Mirandola 2 Michele Panza si è sempre distinto per serietà, dedizione, sensibilità umana e di fede, capacità di comprensione dei “suoi” ragazzi e ragazze. Un educatore nato, insomma, cresciuto nella famiglia di Arrigo e Nella, che, oltre ad avere accolto sei figli, hanno più volte aperto la porta della loro casa ad altri “figli” in difficoltà. Da queste premesse, è stato, verrebbe da dire, naturale per Michele studiare per diventare educatore professionale, lavoro che attualmente, a 53 anni, svolge presso la Cooperativa Sociale La Zerla a Mirandola. Sposato con Laura, ha due figli, Marialuce, 19 anni, che frequenta la classe quinta al liceo scientifico, e Giovanni, 15 anni, studente di seconda al liceo artistico. L’arrivo prima di Marialuce e poi di Giovanni è stato per lui, “giovane adulto”, racconta, “un momento di grazia, in cui mi sono sentito completamente immerso nell’amore e questo sentimento è ancora presente. Diventare genitore comporta una responsabilità e una fatica che però si intraprende volentieri, per cercare di rendere il mondo un posto dove poter vivere felici, nonostante il male cerchi di distruggere le nostre speranze”.

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