Don Tassi e don Levratti – “Campioni locali” del serpente innalzato
Attualità, Chiesa, Il Settimanale

Pubblicato il

23 Settembre 2021

Don Tassi e don Levratti – “Campioni locali” del serpente innalzato

Nella festa dell’Esaltazione della Croce il ricordo di don Giuseppe Tassi e don Nino Levratti nel centenario della nascita. L’omelia di monsignor Manicardi.

 

Nell’ambito delle iniziative culturali e religiose collegate alla presentazione del restauro e successiva ricollocazione in Cattedrale dell’antico crocifisso, martedì 14 settembre è stata vissuta dalla comunità diocesana con particolare solennità la festa dell’Esaltazione della Croce. Nella messa presieduta dal vicario generale monsignor Ermenegildo Manicardi sono stati ricordati i sacerdoti carpigiani don Giuseppe Tassi e don Nino Levratti nel centenario della loro nascita. Riportiamo l’omelia di monsignor Manicardi che contiene un grato ricordo dei due presbiteri ed è ricco di stimoli per “non dimenticare le opere del Signore” come recitava il salmo responsoriale proposto dalla liturgia.

 

* Omelia di Monsignor Ermenegildo Manicardi, Vicario generale della Diocesi di Carpi

 

Il serpente innalzato

La liturgia dell’Esaltazione della Croce ha al suo centro il serpente innalzato. Dice Gesù a Nicodemo: “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

L’episodio – raccontato in Numeri 21, 4b-9 (1a lettura di oggi) – presenta Israele che, proprio nel cammino di libertà proposto da Dio attraverso Mosè, incontra amarezze e arriva al peccato, per cui finisce per avvelenarsi mortalmente. Commosso dall’intercessione di Mosè, Dio dona il serpente di bronzo (Gesù) perché chi lo guarda sia salvo e lo fa innalzare sull’asta (la croce). La festa dell’Esaltazione della Croce dice che Gesù innalzato può liberarci dai veleni che ammorbano la nostra vita, soprattutto quando le difficoltà della vita ci sembrano troppo grandi.

La fede è la medicina, donata dal Crocifisso, per farci uscire dal veleno iniettato dal cammino nel deserto quando rimaniamo vittima delle nostre debolezze. Per accogliere la fede occorre tenere alto lo sguardo ed è difficile tenere alta la testa, sollevandola dal puro orizzonte terreno. La difficoltà della fede: lo abbiamo sperimentato nella pandemia e in questa non facile ripresa. Sono giorni in cui ci è chiesto il coraggio di guardare al Crocifisso che, per amare, ha saputo soffrire e che, proprio inchiodato sulla croce, ha già cominciato a sollevare i piedi dalla terra verso il cielo… continua a leggere.

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