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«Saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 29 maggio 2022

«Saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme»

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

Commento

La liturgia di questa domenica ci propone gli ultimi versetti del vangelo di Luca. Siamo ancora nel giorno della resurrezione, Gesù è apparso ai discepoli di Emmaus e alla sera a tutti i discepoli riuniti. Le ultime parole di Gesù servono ancora per spiegare le scritture, per mostrare il compimento nella sua vita di ciò che era stato profetizzato e per indicare ai discepoli che anche la loro vita vedrà realizzarsi le scritture. Era scritto che «nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme ».

Questo è l’argomento degli Atti degli Apostoli, la seconda opera di Luca, che è qui anticipata e introdotta come parte del disegno di Dio. Nella prima lettura di oggi leggiamo il racconto dell’ascensione nella versione di Atti, in piena continuità con il brano del vangelo. Le ultime parole di Gesù nel vangelo riguardano il dono dello Spirito, «colui che il Padre mio ha promesso». Poi Gesù porta i discepoli fuori città a Betania, un piccolo paese vicino a Gerusalemme, e sale al cielo. L’evento dell’ascensione riveste un’importanza non secondaria tra i fatti della vita di Gesù e giustifica un ricordo specifico nella liturgia. Con la salita al cielo si compie il ciclo della vita terrena di Gesù che era cominciato con la sua nascita e si conclude col ritorno al Padre.

È Gesù, il Cristo, vero Dio e vero uomo, con la concretezza del suo corpo che sale al cielo. In Lui tutta l’umanità è riportata al Padre e la forza della riconciliazione ha la meglio su qualsiasi tendenza disgregatrice e distruttiva. Per questo alla solennità dell’ascensione è associata un’idea di gioia che ritroviamo anche nel vangelo di oggi: finalmente la creazione è stata ricondotta al suo creatore e in quest’unità trovano risposta i più profondi desideri dell’uomo.

Non manca tuttavia un velo di tristezza in questi racconti, in particolare in quello degli Atti degli Apostoli, legato al fatto che Gesù si allontana, scompare. I primi cristiani impareranno a sopportare l’assenza di Gesù e anzi a vivere alla sua presenza, alla presenza dell’assente. I discepoli impareranno a scoprire la presenza di Gesù nelle scritture, nell’eucarestia, nei fratelli. Non sarà più con loro in una qualche forma fisica legata allo spazio e al tempo, ma sarà presente ovunque e sempre con una vicinanza spirituale assoluta. Allora la lontananza diventa generatrice di una gioia che non è più minacciata da niente.

Se prima Gesù era vicino con il suo corpo, ora è intimamente presente con il dono del suo Spirito. Gesù prima di salire al cielo alza le mani e benedice, gesto che ricorda l’investitura di Giosuè da parte di Mosè: Giosuè «era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui» (Dt 34,9). Allo stesso modo il profeta Elia al momento di essere rapito al cielo, dona due terzi del suo spirito profetico a Eliseo, lanciandogli il suo mantello. I discepoli saranno «rivestiti di potenza dall’alto» e la Chiesa vivrà del dono dello Spirito.

Il brano termina con i discepoli al tempio che pieni di gioia benedicono Dio; il vangelo di Luca era iniziato al tempio con la benedizione mancata di Zaccaria e termina con una comunità che loda Dio per il dono della salvezza.

 

Benedizione: nella Bibbia la benedizione è un gesto e un tema teologico molto importante. In Luca Gesù benedice il pane (Lc 9,16; 24,30) e solo alla fine, al momento di salire al cielo, benedice i discepoli, come il sacerdote nella liturgia del tempio che esce dal santuario per trasmettere al popolo la benedizione di Dio. I discepoli al tempio lodano e benedicono Dio per il dono della salvezza in Gesù. Ricordiamo la lettera agli Efesini: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1,3).

Si prostrarono: la prostrazione, o adorazione, è il gesto di chi riconosce di essere alla presenza di Dio. Luca usa questa parola solo nel brano di questa domenica: i discepoli ormai riconoscono in Gesù non solo l’amico e il maestro, ma il Signore da adorare.

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