«Io
Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità
Pubblicato il Giugno 3, 2022

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 5 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

Commento

Nella solennità di Pentecoste ascoltiamo un brano del Vangelo di Giovanni in cui Gesù annuncia il dono del Paràclito, uno dei termini usati per indicare lo Spirito Santo. L’importanza dello Spirito nella vita della Chiesa e dei singoli cristiani è tale che tanti testi del Nuovo Testamento ne parlano e la liturgia della domenica di Pentecoste ne riporta esempi bellissimi.

Nella prima lettura è narrata la discesa dello Spirito sugli apostoli nel classico racconto di Atti, quello che tutti ricordiamo e che è diventato famoso nell’iconografia. Gli apostoli riuniti nel cenacolo ricevono il dono dello Spirito e le immagini che lo descrivono ricordano la manifestazione di Dio a Mosè sul monte Sinai (Es 19,16 ss). Si ode un fragore simile a un “vento che si abbatte impetuoso” e si vede qualcosa simile a delle lingue di fuoco. L’immagine del fuoco ha molti significati e nella vita spirituale indica la passione per il Signore e per il bene, una specie di ardore giovanile che è il contrario della tiepidezza e della noia. Il dono dello Spirito porta coraggio e freschezza di novità alla Chiesa in tutte le epoche.

Dopo la discesa dello spirito, gli apostoli iniziano ad annunciare il Vangelo, a predicare, e il racconto specifi ca che tutti li capivano nella loro lingua. Il dono dello Spirito genera l’“antibabele”, cioè dà inizio a una storia nella quale gli uomini riescono a capirsi. Questo è il primo effetto dello Spirito, gli uomini riescono a trovare una via per comunicare e stare insieme. Lo Spirito di verità è anche uno Spirito di unità.

Abbiamo veramente bisogno oggi di questo Spirito, di questa radice profonda dell’umana convivenza. L’unità che qui è descritta non nasce da un compromesso o da un qualsiasi accordo, ma dal fatto che ognuno comprende nella sua lingua, cioè nella sua vita, la salvezza che viene da Cristo. L’intesa nasce dalla risposta più vera ai bisogni più profondi dell’uomo.

Nella seconda lettura ascoltiamo un brano tratto dal capitolo ottavo della lettera ai Romani di San Paolo, capitolo che tratta di alcuni aspetti della vita nello Spirito. Oggi si parla molto di spiritualità e molte cose ricadono nella vasta e generica categoria di vita spirituale. Per il cristiano la vita spirituale è animata dallo Spirito Santo. In questa defi nizione non c’è nessun disprezzo per la vita corporea, anzi tutta la nostra esistenza concreta e materiale raggiunge la sua pienezza e felicità se tutta la persona è animata dallo Spirito. Quando San Paolo oppone la carne allo Spirito, intende con la parola “carne” tutto ciò che fa resistenza allo Spirito, cioè il peccato e tutti i comportamenti mossi da egoismo e chiusura. Non c’è nella Dottrina Cristiana autentica nessun disprezzo per la corporeità, infatti tutto l’uomo nella sua concreta materialità viene animato dallo Spirito, non solo una sua ipotetica parte nobile.

Avere lo Spirito di Cristo è l’anima della nostra fede: è questo che ci permette di pregare il Padre come ha fatto Gesù, è questo che ci conduce a fare un’esperienza simile a quella che ha fatto Gesù nel sentirsi figlio di un Padre misericordioso. Non sono i nostri ragionamenti e le nostre convinzioni che sostengono la nostra fede ma lo Spirito di Gesù, una volta che lo lasciamo entrare nel nostro cuore. Ci rendiamo conto che qui abbiamo a che fare con il nucleo incandescente della nostra vita cristiana, il mistero di come è possibile essere cristiani e di come la nostra fede ci trasforma.

Spirito: in greco pneuma, in ebraico ruah. La parola greca (come anche l’equivalente ebraico) significa vento, soffio, respiro e dunque una forza della natura e della vita. Nell’Antico Testamento ruah indica anche lo Spirito di Dio, che agisce come forza vitale e ispira determinate persone. Nel Nuovo Testamento lo Spirito assume un ruolo di grande rilievo sia nella vita di Gesù sia nell’esperienza dei primi cristiani.

Carne: in greco sarx. Nel Nuovo Testamento identifi ca l’uomo nella materialità del suo corpo e nella concretezza della sua esistenza fisica. Soprattutto in Paolo assume anche una rilevanza teologica: gli uomini vivono “secondo la carne” quando, sotto il dominio del peccato, sono lontano da Dio e hanno bisogno di essere salvati.

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