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Donare il proprio corpo alla scienza

Donare il proprio corpo alla scienza

 

Donare il proprio corpo alla scienza sembra cosa di altri tempi in realtà non è così ed è una questione regolata dalla legge. L’articolo 5 del Codice civile consente al titolare di disporre in vita del proprio corpo previe alcune condizioni specifiche, per esempio, un soggetto può donare i propri organi ad altro soggetto vivente per motivi terapeutici e solidaristici. Parimenti è anche ammesso donare il proprio cadavere, post mortem ovviamente, destinandolo alla ricerca scientifica e anche all’insegnamento anatomico. Nel 2013 il C.N.B. aveva posto l’attenzione proprio sulla donazione di cadaveri per la dissezione anatomica sottolineando le questioni etiche di riferimento. Il parere del Comitato Nazionale di Bioetica ha mostrato l’importanza della dissezione anatomica su cadaveri nella formazione dei professionisti e quindi la doverosa attenzione nel trattare la questione.

La ritrosia nel donare il proprio corpo alla scienza è da far risalire a difficoltà di ordine etico e filosofico che la nuova legge del 2020 ha certamente superato assumendo nel proprio interno il parere del C.N.B. mostrando come l’atto di donazione del cadavere si ispiri a finalità elevate, valori altruistici e di solidarietà. Le esigenze etiche ed altruistiche prendono forma attraverso un consenso vero, informato, manifestato dal diretto interessato ante mortem. Chiaramente l’idea di studiare su di un cadavere può togliere tutte quelle attenzioni che il professionista mette in atto quando sul lettino c’è un paziente vivo; questo è comprensibile e non potrebbe essere diverso ma ciò non toglie il rispetto massimo che si deve avere del corpo umano anche senza vita e questo lo sottolinea magistralmente il CNB provando, ancora una volta, come le attenzioni etiche devono sempre accompagnare le linee guida operative.

Concretamente la volontà di donare avviene attraverso la compilazione delle proprie disposizioni anticipate di trattamento; la legge prevede l’istituzione di centri di riferimento territoriali per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi dei defunti che dovranno attenersi alle linee guida dei comitati etici competenti e delle direzioni sanitarie competenti. Infine, il testo legislativo prevede che il corpo sia restituito entro 12 mesi alla famiglia in condizioni dignitose. Tutto questo presume che i cittadini siano adeguatamente informati e che il ministero della salute compia tutto ciò che è necessario fare in tempi brevi. Mi pare che la legge abbia tenuto conto adeguatamente dell’esigenza scientifica e, nel contempo, chieda quel rigore etico dovuto ogni qualvolta l’l’uomo si approccia ad un suo simile, anche quando cadavere.

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