Beati
In cammino con la Parola
Pubblicato il Gennaio 25, 2023

Beati i poveri in spirito

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 29 gennaio 2023.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Commento

Iniziamo questa domenica la lettura del Discorso della Montagna che seguiremo fino all’inizio della Quaresima. Il vangelo di Matteo presenta cinque discorsi di Gesù e il Discorso della Montagna è sicuramente il più importante. Si estende dal capitolo 5 al capitolo 7 e riporta l’insegnamento di Gesù più famoso, che comprende il brano delle beatitudini e il Padre Nostro. Il Discorso della Montagna è rivolto a tutto Israele e il suo interesse fondamentale è mostrare che l’insegnamento di Gesù non abolisce la Legge e i Profeti ma è la loro piena realizzazione: “non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17). Per tutti i cristiani è un insegnamento centrale e per tutti gli uomini è spesso stato fonte d’ispirazione e riflessione.

I primi versetti sono anche il brano più originale e più complesso, quello delle beatitudini. Gesù sale su una montagna, ha davanti la folla e vicino a lui i discepoli, e stando seduto, da vero maestro, comincia a insegnare. Le sue prime parole sono le beatitudini, un brano potente, evocativo e anche un po’ misterioso. La tradizione biblica conosce altre beatitudini che ritroviamo nei salmi, nei libri sapienziali e in testi profetici o apocalittici. Le beatitudini di Gesù proclamano beate alcune categorie di persone e aggiungono una motivazione che il più delle volte è espressa con un verbo al passivo (passivo divino) e riguarda il futuro. È l’intervento di Dio, la venuta del suo Regno che rende beati gli uomini e questo riguarda il futuro in cui il Regno si realizzerà definitivamente ma anche il presente che già vede il Regno affacciarsi nella storia con la presenza di Gesù.

La prima e l’ottava beatitudine hanno infatti la motivazione al presente: “perché di essi è il regno dei cieli”. La promessa del regno di Dio fa da cornice alle prime otto beatitudini (che costituiscono un tutto unitario) e le promesse intermedie (consolazione, eredità della terra, soddisfazione, trovare misericordia, vedere Dio, essere chiamati “figli di Dio”) rimandano alla fine dei tempi e alla realizzazione piena del regno di Dio. Per comprendere le beatitudini dobbiamo tenere presenti i testi biblici cui fanno riferimento. Ad esempio le prime due beatitudini si rifanno a Is 61,1-3: “lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati … per consolare gli afflitti, …”. Ricordiamo che questo brano è stato commentato da Gesù nel suo discorso di esordio nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,1621) e sembra dunque essere una delle sue maggiori fonti d’ispirazione.

Tuttavia le beatitudini vanno oltre il lavoro di montaggio di testi e di riferimenti biblici. Si potrebbe dire che sono le parole di sempre dell’Antico Testamento che però in bocca a Gesù sono trasfigurate e diventano indicatrici di una nuova via spirituale. Tanto che la vera comprensione di queste parole non viene dall’erudizione ma da una lettura fatta con la vita. Le beatitudini sono la sintesi e quasi l’espressione poetica di un tipo di uomo. L’uomo delle beatitudini si aspetta la gioia da Dio, non è chiuso nel proprio io, non è appiattito nel presente e nel possesso delle cose. La sua felicità non è guadagnata ma totalmente donata. Non ha a che fare con l’assenza di problemi o di sofferenza o con la realizzazione di tutti i propri desideri.

Anzi non è priva di sofferenza. Tuttavia è vera felicità e di una natura profonda. L’uomo delle beatitudini vive una gioia che lo apre sempre di più agli altri in una serie di relazioni costruttive e pacificanti. In realtà le beatitudini sono il riflesso di chi le ha pronunciate, di Gesù che è l’uomo delle beatitudini; tutte le beatitudini si applicano a Gesù e nascono in fondo dalla sua esperienza e dal suo modo di sentire. Allora il vangelo di oggi è quasi una preziosa reliquia dell’interiorità di Gesù: il segno di una vita che trascende le normali valutazioni umane ed è riempita solo dal soffio dello Spirito.

L’opera d’arte

Beato Angelico, Discorso della montagna (1438-1440), Firenze, Convento di San Marco. Fra le rare raffigurazioni artistiche di un brano evangelico così commentato e amato, la più celebre è quella dipinta da Beato Angelico nel convento domenicano di San Marco a Firenze, nell’ambito di un ciclo che è uno straordinario repertorio iconografico a cui attingiamo di nuovo per questa rubrica. L’affresco si trova nella cella 32 del dormitorio, adibita non al riposo, ma allo studio dei novizi. Su di un monte roccioso, in un paesaggio senza vegetazione, Gesù, il Maestro seduto più in alto, parla ai discepoli suscitando in loro espressioni e gesti di profondo raccoglimento.

È lui il centro assoluto della costruzione spaziale: il suo sguardo si rivolge in particolare al primo discepolo alla sua destra e il discorso si propaga come per una sorta di movimento circolare includendo anche l’uomo dall’aureola nera alla sinistra di Gesù, ovvero Giuda il traditore. Il Maestro stringe nella mano un rotolo chiuso, a simboleggiare che la Parola, che prima veniva annunziata per bocca dei profeti, ora si è fatta carne in Cristo, rivelando l’infinita misericordia di Dio.

V.P.

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