In
Chiesa, Spiritualità
Pubblicato il Marzo 16, 2023

In comunione intorno al Maestro

"Il Signore ti dia pace", rubrica a cura dei Frati di San Martino Secchia: il cantiere sinodale dell’ospitalità e della casa /3.

 

Quale studente al primo anno di medicina sarebbe così presuntuoso di andare in sala operatoria per un intervento a cuore aperto? Non aspetterebbe di essersi formato e preparato bene? Una preparazione professionale completa, non solo tecnico-scientifica, ma anche una formazione umana per avvicinarsi nel modo giusto alle persone da curare (che a volte non si possono guarire, ma curare sì). Così è anche nel servizio a Gesù nella sua Chiesa, nell’annuncio di Lui e del suo Vangelo. Nel cammino sinodale, i “cantieri di Betania” prevedono la formazione integrale della persona credente attraverso l’incontro con Gesù e la sua frequentazione. Ci sono tempi, modalità e luoghi specifici per questa formazione ma, più che di tecniche, si tratta di uno stile di vita da acquisire nello stare accanto a Gesù (come Maria a Betania in Luca 10,38-42) e nel camminare con Lui (come i due discepoli di Emmaus in Luca 24,13-35): è nel nostro quotidiano che Gesù Risorto si rende presente.

Cantiere è una parola che evoca costruzione, movimento, qualcosa che si va formando: in questo senso la Chiesa, comunità di credenti di cui facciamo parte, è un cantiere sempre aperto, in continua evoluzione, tappa dopo tappa. Il capomastro e direttore dei lavori è Gesù Risorto: è Lui il centro cui tutto ruota attorno. Stare vicino a Lui è imparare a servire nell’amore, in comunione e collaborazione con gli altri. Gli Apostoli stessi, quando stavano lontano da Gesù, avevano una logica di potere, di successo, di supremazia, discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante, il più bravo, il più intelligente, il più bello, il più…

Poi, quando Gesù tornava tra loro, al centro, tutto si rimetteva a posto (cfr Marco 9,30-37). Quando qualcosa non funziona nella comunione (a livello diocesano, parrocchiale, di comunità religiose, di famiglia, tra sposi), ci dovremmo semplicemente e onestamente chiedere: ma qui, Gesù, dove l’abbiamo messo? I nostri “cantieri” sinodali funzionano e pullulano di vita solo se al centro c’è Gesù e allora ogni cantiere riceve e dona, è interdipendente con gli altri (casa, villaggio, strada, linguaggio, servizio). Il primo e più bel servizio che i credenti in Cristo possono offrire è la comunione tra loro, che è poi la testimonianza della carità (in questo senso la Chiesa può essere uno stimolo anche per chi non crede, per chi è lontano da Dio, per il mondo del lavoro, per la politica, il volontariato, ecc).

Nel suo messaggio per la Quaresima 2023, partendo dall’episodio della trasfigurazione di Gesù, Papa Francesco dà dei suggerimenti mirati per una formazione spirituale che sia sorgente del servizio. Riassume tutto nell’”ascoltare Gesù”, nei vari luoghi che da sempre la Chiesa propone ai fedeli (Parola di Dio, liturgia, Messa, ascolto dei fratelli e delle sorelle). Dopo l’esperienza forte e bella sul Tabor, Gesù ha riportato i tre discepoli in pianura, per affrontare la vita di ogni giorno con la grazia sperimentata. Così anche noi, dice il Papa, se nel percorso sinodale abbiamo la grazia di alcune esperienze forti di comunione, poi scendiamo nella pianura per “essere artigiani di sinodalità nella vita ordinaria delle nostre comunità”. È anche la conclusione del programma pastorale 2022-2023 per la nostra diocesi, là dove il Vescovo Castellucci scriveva: “Non ci attende un anno di extra o di cose fuori dal normale, ma un anno di ‘normale’ cammino: fare sinodo, infatti, significa assumere uno stile di Chiesa, e non passare da un evento eccezionale ad un altro, con il rischio di affannarsi e perdere la gioia del servire”.

Fra Silvio Fratelli di San Francesco

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