Distretto
Attualità, Mirandola
Pubblicato il Luglio 6, 2023

Distretto di Mirandola, infermiere di comunità in bicicletta

Nel Distretto di Mirandola le visite domiciliari si fanno su due ruote: cinque biciclette alle Infermiere di Comunità. Nei giorni scorsi la consegna dei mezzi alla Casa della Comunità di Finale Emilia: le professioniste li utilizzeranno per recarsi a casa degli assistiti

Da sinistra Barbara Maccaferri, Chiara Facchini, Olesea Grinic, Serena Negri, Melissa Briscagli, Anna Di Miceli, Monia Biagini, Mary Guerzoni, Roberta Brenari e Mariangela Tufano

 

Coniuga sostenibilità ambientale e promozione della salute il nuovo progetto dell’Azienda Usl di Modena sul Distretto di Mirandola, che vede le Infermiere di Comunità in sella alle due ruote per raggiungere il domicilio degli assistiti.

Grazie a un’intuizione del Servizio di Mobility Management dell’Ausl, diretto da Mariangela Tufano, in condivisione con la Direttrice del Distretto di Mirandola Annamaria Ferraresi, la Coordinatrice Infermieristica Monia Biagini e la Responsabile Organizzativa delle Case della Salute del Distretto Mary Guerzoni, i Punti di Infermieristica di Comunità di Camposanto, San Possidonio, Cavezzo, Finale Emilia e Massa Finalese sono stati dotati di cinque biciclette, acquisite con fondi aziendali: le infermiere di comunità le utilizzeranno per le visite domiciliari, ogni qualvolta le condizioni meteo e la distanza lo consentano.

Un modo sostenibile di spostarsi all’interno della comunità, molto apprezzato dagli operatori nei contesti in cui è già stato sperimentato, e che è in grado di generare effetti positivi per l’ambiente ma anche in termini di buon esempio per la popolazione.

“La promozione di sani stili di vita, movimento e attività fisica rientra tra i compiti dell’Infermiere di Comunità – spiegano Ferraresi e Guerzoni -, che potrà tradurre nel concreto questi concetti utilizzando un mezzo ecologico e salutare come la bicicletta. Inoltre la bicicletta è uno dei mezzi simbolo nell’immaginario collettivo dei nostri territori e utilizzarla per lavoro significa anche riuscire a entrare ancora di più in sintonia con la comunità, premessa fondamentale per la piena riuscita del ruolo dell’Infermiera di comunità”.

“Incentivare la mobilità dolce fa parte delle priorità progettuali dell’Azienda Usl – sottolinea Tufano – e con questa iniziativa rafforziamo sempre di più il nostro impegno verso sostenibilità e promozione della salute. Negli ultimi anni sono state tante le attività promosse in questa direzione, tra cui non solo l’introduzione di biciclette nel parco mezzi per gli spostamenti dei dipendenti tra sedi di lavoro, ma anche i parcheggi bici coperti e custoditi per i dipendenti, l’acquisto di auto aziendali elettriche e l’attivazione di procedure per l’installazione di colonnine di ricarica elettrica, l’installazione dei GPS sulle auto aziendali e i corsi di guida sicura per i dipendenti”.

 

L’Infermieristica di Comunità  I Punti di infermieristica di comunità sono servizi di prossimità che rientrano nel più complessivo progetto di riordino dell’assistenza territoriale indicato dal DM77. Qui la persona viene presa in carico a 360 gradi, comprendendo anche i familiari/caregiver, per rispondere a qualsiasi tipo di bisogno assistenziale: attraverso visite domiciliari o in ambulatorio l’Infermiera di comunità, in stretta sinergia con il medico di base che è e resta il responsabile della cura, monitora i parametri, controlla i dosaggi delle terapie, attiva i Servizi sociali in caso di necessità, verifica il corretto utilizzo degli eventuali presidi ed è di supporto alla famiglia o al caregiver nella gestione globale del paziente. La presa in carico da parte dell’Infermiere di Comunità, condizione necessaria per usufruire del servizio, avviene tramite diversi canali di accesso: l’attivazione può essere richiesta dal paziente stesso o da un suo famigliare, dal medico di famiglia, dai Servizi sociali o dalla Centrale Operativa Territoriale (COT), che può intercettare e rilevare un bisogno assistenziale di tipo infermieristico ad esempio in fase di dimissione ospedaliera. L’Infermiere di Comunità opera attraverso attività di promozione, prevenzione e gestione partecipativa dei processi di salute individuali, familiari e di comunità. La collaborazione con tutte le risorse presenti nel territorio, come Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, assistenza domiciliare, specialisti ambulatoriali, rete ospedaliera, servizi sociali e associazioni di volontariato, consente di creare una rete di comunità che ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni sempre più complessi dei cittadini, con particolare riferimento a quelli più fragili. Tra i compiti dell’Infermiere di Comunità rientrano interventi di medicina di iniziativa previsti dal Piano Assistenziale Individuale, come ad esempio l’educazione terapeutica, la promozione di corretti stili di vita, la facilitazione alla programmazione dei controlli l’utilizzo di strumenti di telemedicina.

 

 

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