Messaggio del card. Zuppi per le esequie di Giovanni Tamburi
Il 7 gennaio, nella Cattedrale di Bologna, celebrate le esequie di Giovanni Tamburi, il giovane deceduto nella strage di Crans-Montana in Svizzera. Il messaggio dell’arcivescovo card. Matteo Zuppi, impegnato a Roma alla Cei e poi in Vaticano al Concistoro
Foto chiesadibologna.it
Nella mattinata di mercoledì 7 gennaio, nella Cattedrale di Bologna, si sono celebrate le esequie di Giovanni Tamburi, il giovane deceduto in seguito alla strage di Capodanno a Crans-Montana in Svizzera, presiedute da mons. Stefano Ottani, già vicario generale per la Sinodalità e parroco dei Santi Bartolomeo e Gaetano, che aveva seguito Giovanni nella formazione in parrocchia. Tra i concelebranti anche mons. Roberto Parisini, vicario generale per l’Amministrazione. L’arcivescovo card. Matteo Zuppi, impegnato a Roma alla Cei e poi in Vaticano al Concistoro con il Papa, ha inviato un messaggio dove, tra l’altro, scrive: «Dare l’ultimo saluto sembra incredibile, pensando alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava. Ed è così, perché siamo fatti per vivere». E rivolgendo un pensiero anche alle altre giovani vittime, ai tanti che porteranno a lungo le ferite, ai familiari, e pure al capotreno ucciso il 5 sera a Bologna ha aggiunto: «Sento l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale, di quell’Astro del ciel che dall’enormità insondabile del cielo abbiamo celebrato scendere sulla terra, accettando la debolezza e il limite umano, la nostra sofferenza, la morte. Natale non è affatto un facile sentimento a poco prezzo. Natale è luce che lotta contro le tenebre e le vince perché ama fino alla fine, perché così la nostra vita non finisca».
Mons. Stefano Ottani all’inizio della liturgia ha affermato: «Ho appreso la notizia della sua morte mentre ero in pellegrinaggio in Terra Santa e ho capito che lui camminava con noi, in questo pellegrinaggio che è la vita, verso la Gerusalemme del Cielo. Ora celebriamo per lui e con lui l’Eucarestia, memoria della morte e risurrezione di Gesù, perché Giovanni, reso misteriosamente partecipe della sofferenza e della morte del Signore, sia ora partecipe della Sua Resurrezione e anche noi, sostenuti dalla buona notizia del Vangelo, possiamo passare dalla tristezza e dall’angoscia alla consolazione e alla speranza che non delude».
All’inizio della liturgia hanno portato il loro ricordo don Vincenzo Passarelli, già docente di Religione di Giovanni, e Beatrice, una compagna di classe, in rappresentanza del Liceo Righi frequentato dal giovane. L’omelia è stata tenuta da don Stefano Greco, già vice-parroco dei Santi Bartolomeo e Gaetano che ha seguito la formazione del ragazzo. Al termine della Messa, Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni, ha portato il ricordo del figlio. La Cattedrale era piena di persone tra cui moltissimi giovani, compagni di scuola e insegnanti del Liceo Righi. Molte le autorità istituzionali, civili e militari presenti tra cui il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini e il sottosegretario al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni.
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