Caregiver: quale supporto?
Chi si prende cura di un familiare: le proposte della ministra Locatelli e la posizione di Ligabue di Carer Ets
di Maria Silvia Cabri
Rosalynn Carter, moglie di Jimmy Carter, 39º presidente degli Stati Uniti d’America, ha affermato: “Ci sono quattro tipologie di persone in questo mondo: quelli che sono stati caregiver, quelli che attualmente sono Caregiver, quelli che lo saranno e infine quelli che ne avranno bisogno”. Come dire che quello del caregiver, letteralmente “chi si prende cura”, ovvero quella persona, spesso un familiare, che assiste quotidianamente un individuo non autosufficiente, malato, anziano o disabile, aiutandolo nelle attività quotidiane e fornendo supporto emotivo, fisico e organizzativo, è uno “status” che, prima o poi, riguarda tutti, in un modo o nell’altro.
I tragici fatti di cronaca
Caregiver familiari senza supporto: gli ultimi tragici fatti di cronaca avvenuti in questi mesi in provincia di Modena, hanno riacceso drammaticamente l’attenzione sul tema del caregiver e la mancanza di un adeguato supporto. Tra il 7 e l’11 ottobre scorso, due drammi – consumati a Castelfranco Emilia e a Mirandola – hanno scosso la comunità. Impressionate la modalità “fotocopia”: in entrambi i casi l’anziano marito ha ucciso la moglie malata e poi si è suicidato, lanciandosi dalla finestra. Le parti si invertono, ma il dramma resta uguale, nel più recente caso di Castelnuovo Rangone, dove l’anziano padre ha ucciso la figlia 60enne che aveva scelto – quale caregiver – di dedicare la sua vita all’assistenza dei due genitori, entrambi affetti da patologie degenerative. Casi diversi, ma che sollevano lo stesso problema: che supporto viene garantito ai caregiver? Esiste un’efficace rete a sostegno?




