Intervista
Culturalmente
Pubblicato il Gennaio 23, 2026

Intervista a Carlo Greppi

Culturalmente, rubrica a cura di Francesco Natale

Tra pochi giorni ci sarà la ricorrenza del Giorno della Memoria. Per questa occasione abbiamo intervistato lo storico Carlo Greppi, autore di “Le scarpe di Lorenzo. Storia dell’uomo che salvò Primo Levi” (ed. Rizzoli, 2025), un volume destinato ai giovani che racconta la figura di Lorenzo Perrone, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz.

Molti conoscono Primo Levi, ma pochi la figura di Lorenzo Perrone. Cosa l’ha convinta che fosse arrivato il momento di dedicargli un libro?

Nonostante Levi stesso avesse indicato la strada, scrivendo di Lorenzo fin da Se questo è un uomo – e tornandoci su numerose volte nei decenni successivi –, è stato solo una dozzina di anni fa, preparando un documentario, che rimasi folgorato ascoltandolo parlare di Lorenzo. Nel tempo decisi di provare a scrivere la biografia di questo muratore di Fossano rimasto in parte nell’ombra, e riuscii a portare a termine l’impresa tre anni fa: il saggio Un uomo di poche parol e . Storia di Lorenzo, che salvò Primo (Laterza) è uscito nel 2023, ed è stato poi tradotto in diverse altre lingue. Nonostante la storia di Perrone avesse raggiunto un ampio pubblico realizzai che un lavoro rivolto agli adulti – con oltre mille note! – non sarebbe mai arrivato ai ragazzi e alle ragazze, che fin da giovani dovrebbero rendersi conto del fatto che la cosiddetta “grande Storia” è costellata di scelte radicali di individui che ci appaiono anonimi, ma che non lo sono mai per davvero. E così, anche grazie alle straordinarie illustrazioni di Paolo Castaldi, ha preso via via forma questo progetto con Rizzoli Ragazzi – ed è diventato Le scarpe di Lorenzo.

Lei scrive per un pubblico dai dodici anni in su. Come è riuscito a trovare l’equilibrio tra rigore storico, durezza della realtà di Auschwitz e un linguaggio e un modo di raccontare le vicende adatto ai lettori giovani?

Faccio lo storico di mestiere, e quella che racconto è una storia vera: non si discute. Mi sono preso la libertà di osare, sul piano narrativo, essenzialmente per quanto riguarda il punto di vista: come credo si evinca dal titolo, la voce narrante è quella delle scarpe, che ci permette di restare su un piano concreto, essenziale, orizzontale. Di vedere la storia “dal basso”. Ma tutto quello che si narra è documentato, e penso che si possa essere delicati senza edulcorare il male che sprigiona il buco nero del Novecento europeo: i ragazzi hanno bisogno di guardare in faccia la realtà, non che gliela si celi. Mostrandogliela anche, come in questo caso, attraverso il prisma delle storie di chi ha cercato di restare umano. Lasciando ai posteri un messaggio universale: “Quando una cosa è da fare, si fa”, per dirla con Lorenzo.

Che cosa pensa sia più urgente trasmettere oggi ai ragazzi quando si parla di Shoah: la memoria del male o la possibilità del bene, anche nelle condizioni più estreme?

Mi sono a lungo occupato anche della “zona grigia”, di quello spazio indefinito ma affollato tra il male e il bene. E ritengo che tutte le facce di questa storia debbano essere mostrate. Ma una storia come questa dice ai ragazzi e alle ragazze che non esiste un luogo così buio dove non si possa trovare una luce. E penso possa aiutarli a capire che chiunque può fare la storia. Non siamo polvere nel vento, ma persone capaci di cambiare il corso delle cose, scegliendo da che parte stare.

Se Lorenzo Perrone potesse essere ricordato con una sola parola, quale sceglierebbe?

Non ne ho idea, ma accetto la sfida. Forse semplicemente… uomo. Anzi, per dirla con parole di oggi: essere umano. Per lui era così ovvio, aiutare chi era in difficoltà, che non ha neanche saputo coglierne, finché è rimasto in vita, la grandezza. Ma se facessimo tutti così, se sapessimo vedere ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo, e fare di tutto per rimediare, saremmo degni di definirci umani.

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