Giochi
Attualità, Chiesa
Pubblicato il Febbraio 12, 2026

Giochi olimpici, tregua in un mondo assetato di pace

Il messaggio di Leone XIV per i Giochi Olimpici Invernali

“In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”. Lo scrive Leone XIV, che nella lettera “La vita in abbondanza” sui valori dello sport – diffusa in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, in corso a Milano e Cortina d’Ampezzo fino al 22 febbraio, e dei XIV Giochi Paralimpici, che si svolgeranno, nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo – rilancia l’appello alle nazioni affinché si rispetti la tregua olimpica e chiede che le competizioni sportive internazionali, come quella in corso, non siano strumentalizzate politicamente. Il Papa che ama e pratica lo sport cita uno dei suoi sport più amati e praticati, il tennis, e sottolinea il ruolo educativo degli sport di squadra. Stigmatizza fenomeni come la “dittatura della performance” e del profitto a tutti i costi, oltre a forme di “corruzione” come il doping, che minano l’essenza stessa dello sport, metafora e scuola stessa della vita. A partire dalla valenza esistenziale della sconfitta e della vittoria: “Vincere non è semplicemente primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto, della disciplina, dell’impegno condiviso. Perdere, a sua volta, non coincide con il fallimento della persona, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà. Lo sport educa così a una comprensione più profonda della vita, nella quale il successo non è mai definitivo e la caduta non è mai l’ultima parola. Accettare la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza significa imparare a stare nella realtà con maturità, riconoscendo i propri limiti e le proprie possibilità”.

Per una buona pastorale dello sport

“Illuminare dall’interno il senso dell’agire sportivo, mostrando come la ricerca del risultato possa convivere con il rispetto dell’altro, delle regole e di sé stessi”. Sta in questo imperativo, per il Papa, il segreto di una buona pastorale dello sport, da implementare a tutti i livelli per rendere lo sport un luogo “in cui imparare a prendersi cura del proprio essere senza idolatrarlo, a superarsi senza annullarsi, a competere senza perdere la fraternità”. “Gli sportivi costituiscono un modello che va riconosciuto e accompagnato”, perché “la loro esperienza quotidiana parla di ascesi e di sobrietà, di lavoro paziente su sé stessi, di equilibrio tra disciplina e libertà, di rispetto dei tempi del corpo e della mente”. A sua volta, la vita spirituale “offre agli sportivi uno sguardo che va oltre la prestazione e il risultato. Introduce il senso dell’esercizio come pratica che forma l’interiorità. Aiuta a dare significato alla fatica, a vivere la sconfitta senza disperazione e il successo senza presunzione, trasformando l’allenamento in disciplina dell’umano”.

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