L’XVI edizione del Caregiver Day fa emergere l’invisibilità dei “sibling” per amore e necessità
La forza di un legame oltre il dovere
di Maria Silvia Cabri
“Non ho scelto io di essere una caregiver, ma scelgo ogni giorno come restare accanto a mio fratello senza perdere me stessa”. Prendersi cura di un fratello non è una scelta, è una condizione dell’anima che ridefinisce il concetto di tempo, spazio e libertà. Martina (nome di fantasia) rientra nella categoria dei “siblings”, ovvero i fratelli e le sorelle di persone con disabilità. Ha poco più di 20 anni, studia, lavora e, contemporaneamente, si occupa del fratello minore, affetto da una malattia rara. La sua testimonianza non è solo un resoconto di assistenza domestica, ma un viaggio dentro un mondo di amore profondo e stanchezza invisibile, dove il confine tra la propria identità e quella dell’altro si fa sottilissimo.
La quotidianità del “Peter Pan”
“Attualmente la mia vita è un incastro di responsabilità. Studio e lavoro da casa, mentre i miei genitori lavorano in ospedale seguendo turni complessi. Il mio ruolo è quello di ‘coprire i buchi’, intervenire quando la logistica familiare vacilla, ma la verità è che la mia mente è costantemente rivolta a mio fratello.




