“Finestre sul sogno”
Fino al 22 febbraio è allestita a Carpi la mostra che ricorda Guy von Pless e Lino Lonilli
Mostra “Finestre sul Sogno”
Mario Bizzoccoli
Ancora una volta, sono due gli artisti che vengono presentati, attraverso le loro opere, alla Saletta della Fondazione fino al 22 febbraio, con la mostra “Finestre sul Sogno”. Solo che, questa volta, si tratta di due personaggi, Guy von Pless e Lino Lonilli non più fisicamente presenti sulla scena; di loro restano tantissime opere, ma la memoria del loro operare rischiava di scomparire nell’oblio conseguente ad una non-pubblicità assoluta. Entrambi sono carpigiani d’adozione, hanno vissuto ed attraversato i due terzi del secolo passato e l’inizio di questo, vivendone contraddizioni ed exploit ed assumendone, in quanto Artisti, tutte le lezioni che hanno caratterizzato questo periodo storico. Lino Lonilli, sassolese d’origine, nato nel 1913, è artista di fede e formazione, anche se costretto, nei suoi primi anni operativi, a svolgere una professione che con l’arte aveva poco da fare, quella di pubblico impiegato, poi, attraverso volontà e sacrifici, ha potuto seguire un vero percorso accademico: diploma all’Istituto Venturi e specializzazione all’Accademia di Belle Arti. Ha affrontato pittura e scultura con perizia e convinzione, diventando anche docente nelle scuole dell’obbligo della sua città natale. Ma quella che viene presentata nella mostra di questo mese è una sua produzione particolarissima: il collage artistico. Per un trentennio, l’ultimo periodo della sua esperienza terrena, dopo anche l’esperienza del Presepio Monumentale (era uomo di fede saldamente convinta) questa tecnica artistica ritenuta, a torto, minore, diventa la sua vera espressione costante, in una ricerca strutturale e sempre più convinta, apparentemente ripetitiva nella sua concezione architettonica, più che puramente aggregativa. Più di duemila opere, tutte invendute o donate, oggi conservate dai parenti stretti che hanno deciso, lui non più presente, di mostrarle al pubblico. Sono autentiche finestre d’animo, complesse seppur molto definite, con al centro, essenzialmente la raffigurazione della Donna più che idealizzata mostrata in un universo complesso e mobile. Forte la connotazione coloristica e dell’aggregazione coincidente al massimo, quasi replicando, con la carta incollata, l’insieme analitico delle vetrate gotiche che, ancora oggi, seppur datate in tempi storici lontani, ci sorprendono ed attirano. Guy von Pless, di origini polacche e carpigiano effettivo dal 1969, è un artista non accademico, ma che non possiamo, assolutamente, definire naif puramente autodidatta: cultore di musica classica, opera lirica, poesia e lingua (era interprete professionista) ha sviluppato una pittura cromatica e formale decisamente rivolta al tema metafisico che parte dalle espressioni più connotative di Dalì, Picasso, De Chirico e Savinio, trascorrendo cubismo e dadaismo con uno spirito illustrativo ironico e molto affermativo personalmente. Tecnica ineccepibile e forte convinzione metaforica. Insomma, due artisti tanto diversi come tecnica e strumenti, ma correlativi nell’esposizione di una realtà, quella femminile ed umana, imprescindibile e sempre fonte di scoperta.
Apertura fino al 22 febbraio: venerdì, sabato e domenica, ore 10-12 e 16-19.




