Conferenze
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Pubblicato il Febbraio 20, 2026

Conferenze del Cib: “Insegnaci a contare”

Introduzione dell’ebraista Gianpaolo Anderlini al ciclo di conferenze 2026 organizzato dal Cib sul rapporto tra i numeri e la Bibbia. Primo appuntamento domenica 22 febbraio, in Sala Duomo a Carpi, con Luca Mazzinghi

di Gianpaolo Anderlini*

 

 

Il titolo del ciclo di conferenze organizzate, a quarant’anni dalla sua fondazione,  dal CIB, “La Bibbia dà i numeri”, ci invita, in tono ammiccante, a riflettere sul valore che i numeri hanno nella Bibbia e nelle tradizioni, quella ebraica e quella cristiana, che la interpretano.

I numeri e la numerologia, vale a dire il valore simbolico dei numeri, sono due tratti fondamentali della Bibbia che hanno favorito, nel tempo, sviluppi interpretativi specifici secondo le linee tracciate dalla tradizione ebraica e, con modalità in parte simili e in parte diverse, dalla tradizione cristiana.

È cosa risaputa che alcuni numeri nella Bibbia abbiano un valore simbolico specifico legata al contesto culturale e spirituale in cui il testo biblico si è formato: uno, due, tre, sette, otto, dieci, tredici, quaranta, settanta ed altri ancora.

Tra computo e valore simbolico, i numeri hanno nella Bibbia un ruolo fondamentale fin dalle prime parole, dai sette giorni della creazione (sei più uno), e ne percorrono tutte le pagine (si pensi al valore dei numeri nell’Apocalisse), tanto che possiamo affermare che senza numeri non c’è creazione, non c’è vita, non c’è storia, non c’è rapporto tra uomo e Dio e tra Dio e uomo, non c’è attesa, non c’è speranza e non c’è redenzione.

Un esempio.

Il numero quaranta è il numero del tempo della prova e della preparazione.

I quaranta giorni del diluvio.

I quaranta giorni che Noè dovette attendere prima di scendere dall’arca.

I quaranta giorni passati da Mosé sul monte Sinai.

I quaranta anni dei figli d’Israele nel deserto.

I quaranta giorni passati nella terra di Canaan dagli esplorati inviati da Mosè

I quaranta giorni e le quaranta notti trascorsi da Elia in fuga nel deserto fino al monte Oreb.

I quaranta giorni dalla nascita quando Gesù fu presentato al Tempio.

I quaranta giorni e le quaranta notti passati da Gesù nel deserto.

I quaranta giorni in cui Gesù si presenta ai suoi prima dell’Ascensione.

[…] E, fuori dal contesto biblico, i quaranta giorni della Quaresima.

Un secondo esempio legato al numero quaranta. La vita perfetta, secondo quanto ci narra la Bibbia interpretata dalla tradizione, è quella di Mosè che visse centoventi anni (Dt 34, 7); una vita scandita in tre cicli di quaranta anni: i quarant’anni della latenza vissuta come “egiziano”; i quarant’anni di preparazione nel deserto di Madian; i quarant’anni di guida del popolo, dall’uscita dall’Egitto al giorno della morte sul monte Nebo. Si pensi a come Stefano, nel discorso riportato nel settimo capitolo degli Atti degli Apostoli, presenta e interpreta questa scansione della vita di Mosè in piena continuità con la tradizione ebraica (At 7, 20-41). L’esemplarità della vita di Mosè, servo del Signore, è tanto rilevante da divenire il paradigma di riferimento per ogni vita perfetta, tanto che ancora oggi gli ebrei, nel festeggiare il compleanno di una persona adulta, usano la formula “Ad me’àwe‘esrìm”, “Fino a centoventi (anni)!”, e il riferimento altro non è che alla durata della vita di Mosè e alla perfezione della sua scansione temporale.

Se davvero si vuole cogliere in profondità il valore dei numeri, si deve partire dal primo giorno della creazione. È detto, infatti: “E fu sera e fu mattino: giorno uno” (Gen 1,5). Il testo ufficiale della Chiesa cattolica traduce in italiano con “giorno primo”; la traduzione non è errata ma non corrisponde in forma piena al valore numerico, reale e simbolico, riportato nel testo ebraico e anche nella versione greca dei LXX e nella Vulgata latina.

È questa una particolarità del testo biblico che ci chiama a riflettere. Per il primo giorno viene utilizzato il numerale cardinale mentre, per i restanti sei (sabato compreso) i numerali ordinali a partire dal secondo giorno (Gen 1,8) che segna la rottura dell’unità originaria, quell’unità originaria a cui il mondo intero è destinato a ritornare come è detto: “E sarà il Signore re su tutta la terra, in quel giorno il Signore sarà Uno e il suo nome Uno” (Zc 14,9).

Se c’è, all’inizio degli inizi, il “giorno uno” o il “giorno dell’Uno” e poi il “giorno secondo” vuol dire che a partire da questo secondo giorno si rompe l’unità dell’Uno, si crea la dualità (Dio/mondo creato; ciò che è uno e ciò che non è più uno; maschio e femmina) e la dualità si apre alla pluralità; l’universo si fa pluriverso e questa è la cifra delle cose in questo mondo fino al giorno in cui tutto tornerà nell’Uno ad essere uno, definitivamente e per sempre.

I numeri, quindi, nel contesto biblico sono una emanazione dell’Uno originario, nel tempo della molteplicità, per ritornare a quell’Uno che ci attende in un tempo altro ed eterno.

La tradizione ebraica tende, da una parte, ad interpretare i numeri in modo simbolico e, dall’altra, a trasformare le lettere che compongono le parole in numeri, perché ogni lettera dell’alfabeto ebraico corrisponde a un numero.

Tutto si fa numero e tutto assume significati altri e più profondi.

Tutto si fa allusione e parla di altro.

Dovunque si nasconde Dio e lo si può trovare.

È un gioco che non è un gioco perché il numero è modalità di conoscenza.

Il numero è simbolo

Il numero è teologia.

Il numero è rivelazione.

Il numero è mistero, il vino prelibato che ci consente di salire in alto per giungere ad amare Dio in modo completo e assoluto.

Questo ci insegna che nelle lettere e nei numeri è racchiuso, come un tesoro inestimabile, il senso profondo della Parola di Dio, quello che la tradizione chiama il senso mistico: è l’amore che cerca l’Amore, l’uomo che, in cerca di Dio, riesce a trovarlo là dove Dio si è rivelato e continua a lasciarsi trovare.

*Ebraista

 

Gianpaolo Anderlini

 

Prime due conferenze del Cib

Domenica 22 febbraio, “40 nel deserto. Gli anni di Mosè, i giorni di Elia”, relatore Luca Mazzinghi (Firenze).

Domenica 8 marzo, “…40, 12, 7, 3… Tutti i numeri dei Vangeli”, relatore Carlo Broccardo (Padova).

Le conferenze si tengono in Sala Duomo a Carpi alle ore 16.

 

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