Trasposizione temporanea di organi
Etica della vita, rubrica a cura di Gabriele Semprebon
All’ospedale Gemelli di Roma, è stato eseguito un intervento innovativo: spostato temporaneamente l’utero (trasposizione uterina) e successivamente ricollocato nella giusta posizione anatomica. Lo spostamento è stato motivato da una cura alla quale doveva sottoporsi la paziente; sappiamo che spesso, cure invasive, possono modificare o alterare la fisiologia dell’organismo: in questo caso, causa l’urgenza di doversi sottoporre ad una chemio-radio terapia per un tumore del retto, la paziente correva il rischio di perdere la capacità proliferativa. L’intervento ha permesso alla giovane donna di preservare la propria fertilità e, nel futuro, di poter diventare mamma, cosa che le potenti cure chemioterapiche e radianti avrebbero potuto seriamente compromettere. L’intervento di trasposizione uterina ha permesso al chirurgo di spostare, temporaneamente, l’utero e le ovaie dalla consueta collocazione anatomica in modo da proteggere queste strutture da radiazioni e farmaci. L’intervento è stato possibile grazie ad una tecnica robotica mini invasiva, permettendo così il minor danno possibile dei tessuti ed un intervento agevole e poco traumatico. Dopo le cure per il cancro, le strutture sono state riposizionate e la donna ha ripreso il suo ciclo mestruale ordinario.
La professoressa Fagotti del Gemelli ha dichiarato: “ Questo caso dimostra come le tecniche chirurgiche avanzate e la sinergia multidisciplinare possano aprire nuove possibilità di trattamento, offrendo alle giovani pazienti oncologiche non solo una prospettiva di guarigione, ma anche la possibilità di realizzare un futuro progetto di maternità con i propri organi riproduttivi. Al momento questo intervento è stato effettuato solo su una ventina di donne in tutto il mondo e due sono riuscite a portare a termine una gravidanza. Siamo orgogliosi di essere stati i pionieri di questa tecnica in Italia”. Un intervento di questa portata, dal punto di vista etico, è stato possibile in quanto salvaguarda il principio del bene maggiore: il temporaneo intervento con i rischi che comporta è proporzionato al beneficio che ne consegue: preservare la possibilità della maternità.




