Se vuoi la pace organizza il bene
I martiri, l’odio e la tracotanza
di Luigi Lamma
Pace, pace, pace! Tacciano le armi, si torni al dialogo! I potenti, anche quelli che si professano cristiani, come ha ricordato il Papa, purtroppo non si piegano agli appelli, ma dispiegano le armate, le portaerei e i bombardieri. Sotto le macerie trovano la morte le vittime innocenti e attorno solo distruzione. Dall’Ucraina al Medio Oriente questo è quanto si ripete ogni giorno. “Per una pace disarmata e disarmante” indicano gli indirizzi pastorali del vescovo Erio, con quel “pentagono di pace” da esplorare e sviluppare. Perché la pace comincia da qui, dalle parole e dalle relazioni all’interno delle comunità. E’ in questo clima di smarrimento e timore che si inserisce quest’anno un gesto altamente simbolico, espressione di fede ma con un rilievo pubblico, la Via Crucis interdiocesana che si terrà a Carpi venerdì 27 marzo. Al centro delle stazioni le testimonianze dei missionari martiri, le vittime di un campo di battaglia diffuso che vede uomini e donne pagare con la vita la loro adesione a Cristo e all’annuncio del Vangelo. Quale allora il nesso con le guerre che ammorbano il pianeta? Unicamente il loro essere costruttori di pace, ostinati operatori di giustizia, come lo furono i martiri del secondo conflitto mondiale e delle vicende post belliche a casa nostra e che le chiese di Modena-Nonantola e di Carpi ora venerano come beati: il fedele laico Odoardo Focherini, il sacerdote Luigi Lenzini, il seminarista Rolando Rivi. C’è un altro fattore di crisi su cui vale la pena soffermarsi, non si tratta di una guerra combattuta con le armi ma con le parole, con atti intimidatori, a volte anche con le leggi. L’area geografica interessata ci riguarda, è l’Unione Europea: il Parlamento di Strasburgo ha approvato una risoluzione che esorta la Commissione europea a nominare un Coordinatore per la lotta all’odio anticristiano.
La recente Agenda Ue per la prevenzione e la lotta al terrorismo sottolinea che proteggere tutte le comunità religiose dall’odio, dalla discriminazione e dalla violenza rimane un impegno fondamentale dell’Europa. Esistono poi Rapporti annuali che attestano il fenomeno, come quello dell’Osservatorio sull’Intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (Oidac), anche l’Osce ha recentemente pubblicato un documento intitolato “Comprendere i crimini di odio anti-Cristiano e affrontare le esigenze in tema di sicurezza delle comunità cristiane”. Da qui si comprende l’urgenza che la cultura della pace, coltivata dalla fraternità e sostenuta dall’impegno per la giustizia, venga seminata a piene mani ovunque. Resta una domanda che riguarda tutti: come reagire di fronte all’esplosione del male? Occorre riprendere l’omelia del vescovo Erio nella celebrazione di San Geminiano, un testo forte, specie laddove si paventa il rischio della “globalizzazione dell’impotenza”, o il “tirare i remi in barca, perché i problemi sono troppo grandi per le nostre forze”. La risposta del Vescovo è netta: “al male si reagisce con l’organizzazione del bene”. Da qui il richiamo ad evitare di “attaccare, irridere e delegittimare le istituzioni, locali, nazionali e sovranazionali, come pur talvolta avviene anche a livello geopolitico”, perché “significa colpire al cuore gli strumenti della convivenza civile e nuocere alla causa della pace”.
Ma c’è dell’altro la “globalizzazione dell’arroganza”, che spesso sfocia nella “tracotanza” “il superamento di ogni limite nell’orgoglio e nella superbia. Il dibattito pubblico e privato guadagna dal confronto, ma perde dalla calunnia”. Una tendenza che purtroppo non risparmia nemmeno la comunità ecclesiale, come ha denunciato Alberto Ravagnani, l’ex sacerdote influencer, bersaglio di una campagna di odio da parte di altri credenti che lo hanno preso di mira dopo aver annunciato la decisione di lasciare il ministero. Dov’è il rispetto per la persona, per il travaglio di una scelta di vita? E’ questa la testimonianza che i cristiani offrono al mondo: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri?”. Gli attacchi alla pace purtroppo passano anche dai sagrati virtuali.




