Sociale, quando il disagio diventa incontro
Giovani e sicurezza: l’educativa di strada su Carpi e Unione Terre d’Argine, secondo Anna Vecchi e Andrea Moretti
di Maria Silvia Cabri
È l’educativa “dell’esserci”, della presenza. Non si fissano appuntamenti, non si hanno uffici in cui ricevere, ma si intercettano traiettorie, vite, storie, percorsi. È l’educativa di strada, che rappresenta una forma di intervento sociale sempre più diffusa e significativa. Si tratta di un’attività svolta da educatori professionali che scelgono di incontrare ragazzi e adolescenti direttamente negli spazi della loro vita quotidiana, dalla piazza al parco, alla discoteca, instaurando relazioni di ascolto, fiducia e accompagnamento. L’educativa di strada nasce dall’esigenza di raggiungere quei giovani che spesso non frequentano ambienti educativi strutturati, come centri giovanili, associazioni o oratori, e di creare con loro un dialogo, offrendo punti di riferimento e opportunità di confronto su temi che riguardano la crescita personale, le relazioni, la scuola e il futuro.
La figura dell’educatore
In un’epoca in cui la dimensione sociale sembra essersi trasferita quasi interamente dietro uno schermo, gli educatori di strada hanno scelto di fare il percorso inverso. Non aspettano i ragazzi, ma li raggiungono nei luoghi in cui abitualmente si trovano. Quello che “offrono” non sono lezioni frontali, ma ascolto: non impongono regole calate dall’alto, non giudicano, ma costruiscono relazioni basate sulla fiducia. L’obiettivo è infatti intercettare quei giovani che le istituzioni tradizionali – scuola, centri sportivi, ser vizi sociali – faticano a raggiungere.




